Giancristiano Desiderio

La paura di Hitler

Infilosofia storia su 22 marzo 2013 a 5:13 pm

Uno dei dischi più noti e apprezzati della coppia Mogol-Battisti è Emozioni. Le emozioni nel linguaggio comune hanno un significato positivo ben comprensibile in espressioni del tipo “che emozione”, “mi sono emozionato”, “ho provato una grande emozione”. Se qualcuno ci dicesse che l’esperienza politica e storica del nazionalsocialismo nasce proprio da qui, dalle emozioni, faremmo, almeno in prima battuta, un po’ fatica a capire perché il capo del nazionalsocialismo, Adolf Hitler, ci provoca da subito un’altra emozione fondamentale dell’esistenza: la paura. Eppure, il movimento nazionalsocialista nasce proprio dall’emozione e in particolare dalla paura. Dalla paura di cosa? Paura della fine, della fine della sicurezza, della fine della stabilità, paura della fine di un mondo e di una civiltà. Paura del progresso e del comunismo. L’origine del totalitarismo tedesco nasce dunque dalla paura che, come emozione conservatrice, diventa re-azione e sprigiona tutta la sua forza irrazionale e annientante davanti a cambiamenti rapidi e profondi che minacciano la vita umana per come si è manifestata e organizzata fino a quel momento. Questa interpretazione del fascismo hitleriano è di Ernst Nolte ed è a suo modo classica. E’ stata ripresa da Massimo De Angelis nel suo libro, appena uscito per Rubbettino, Adolf Hitler. Una emozione incarnata.

Io e il niente

Infilosofia storia su 12 marzo 2013 a 5:51 pm

Io non so fare niente, niente di niente. E’ l’unica cosa che nella vita ho imparato a fare: niente. Ma la faccio benissimo. Io non so niente, niente di niente. E’ l’unica cosa che so: niente. Ma la so benissimo. Non sapendo fare niente e non sapendo niente, non posso dire di essermela cavata male (finora).  Ho messo insieme due lavori, ho diretto due quotidiani, ho scritto migliaia di articoli, ho pubblicato una quindicina di libri. Ho dato forma al niente niente male. Di Indro Montanelli si diceva che non sapesse niente ma che lo sapesse scrivere molto bene. Cito Montanelli per mostrare che non solo non so fare niente e non so niente ma che non sono neanche niente. Mi sento un italiano inutile, come Prezzolini disse di sé. Senz’altro un italiano atipico perché non sono iscritto a nessuna delle tre sette che vanno per la maggiore e trasformano lo spirito italiano, che nel suo fondo è scettico, in rozzo fanatismo. Come se non fossimo niente. Quel che Papini disse di sé  – sono un uomo finito –  a volte mi sembra che vada bene anche per me.

Il cacciatore e la volpe

Inpolitica su 11 marzo 2013 a 3:54 pm

Beppe Grillo è un ex comico ma c’è poco da ridere. Pier Luigi Bersani è quasi un ex segretario di partito e c’è molto da piangere. Nel Pd, dopo la non-vittoria, hanno pensato bene di continuare a perdere facendo una corte disperata al movimento 5 stelle. Grillo da subito ha definito Bersani una zombie e nel Pd hanno preso gusto a farsi del male. Sono scesi in campo anche i soliti intellettuali che nel loro appello a Grillo gli hanno rubato la parte comica mentre l’ex cabarettista si è trasformato in politico a tutto tondo. Politico estremo, magari, ma pur sempre politico. Extra-parlamentare  – Grillo non era candidato e non sarà presente in Parlamento -  eppur politico. Forse, politico proprio perché extra-parlamentare. Il punto è proprio qui. Infatti, più Bersani e il Pd chiedono responsabilità e sognano il governo e più Grillo e Casaleggio si sottraggono ad ogni coinvolgimento. I grillini rifiutandosi di dare risposte positive e responsabili si mostrano quasi come una forza anti-parlamentare. Ma se le cose stanno così, perché Bersani come un bambino capriccioso insiste nel chiedere ciò che non potrà avere?

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