Giancristiano Desiderio

Il terronismo risentito

In recensioni on 26 aprile 2011 at 3:43 pm

C’è un aspetto del nuovo libro di Marco Demarco  – Terronismo, edito da Rizzoli –  che vale la pena mettere in luce: il risentimento. Il Mezzogiorno risponde in tre modi alla sfida con il Nord e la modernità: la reazione razzista, la reazione orgogliosa, la reazione nostalgica.

Nel primo caso Demarco ricostruisce come i socialisti lombrosiani ieri e la sinistra bassolinana oggi, avendo perso la partita dello sviluppo civile del Sud, non trovino niente di meglio da fare che scaricare le colpe sul popolo meridionale e sulla sua diversità e minorità razziale. Qui il risentimento è coperto dalla presunta scientificità delle teorie positiviste. Nel secondo caso si fa ricorso al “pensiero meridiano” di Franco Cassano che cerca di smontare il modello della modernità nordica e della razionalità weberiana facendo ricorso alla superiorità della civiltà classica e il suo connaturato senso del limite e dell’armonia più o meno prestabilita. Anche in questo caso il risentimento è abbastanza evidente e risponde, guarda caso, alla favola classica di Fedro: la volpe che non arriva all’uva dice che è acerba. Quindi c’è la terza risposta che dando valore a una visione neoborbonica della storia italiana ed europea capovolgere il Risorgimento vedendo nei briganti gli eroi e nei bersaglieri i criminali, nell’unità d’Italia un disvalore e nella divisione un valore. Qui il risentimento non ha neanche bisogno di essere indicato tanto è evidente.

Queste tre forme di risentimento terronista, che possono essere chiare o viaggiare sottotraccia, se diventano delle idee-guida per interpretare la storia e la cronaca del Mezzogiorno ci conducono in vicoli ciechi. La reazione razzista porta al determinismo, la reazione orgogliosa conduce al mitologismo e la reazione nostalgica al secessionismo. Il determinismo chiude il Sud nel fatalismo e cambia il senso del vocabolario dal momento che la vita stessa non avrebbe più un significato etico ma solo estetico: siamo fatti così e nessuno può farci niente. Il mitologismo consegna il Sud ad una sua dimensione mitica in cui il logos della ragione non può nulla e tutto è consegnato alle suggestioni della parola: noi siamo dèi. Il secessionismo fa del Sud, che pure è la patria napoletana in cui tanta parte della patria italiana è stata pensata e creata, la retroguardia della storia moderna perché lo separa culturalmente dall’idea di nazione e di Europa: viva i nuovi briganti (come dice Lino Patruno nel libro Fuoco del Sud edito da Rubbettino).

Il terrorismo, come spiega Marco Demarco, lacera l’Italia unendo i fondamentalismi del Nord e del Sud. Il terrorismo è l’espressione di una cultura nazionale sfibrata tanto al Sud quanto al Nord. Ma tra il terrorismo nordista e quello sudista c’è una differenza di rilievo: il risentimento, appunto.  Il Sud e le sue classi dirigenti mascherano i torti con false ragioni creando un cortocircuito tra storia e cronaca, come la storia dei telai del 1861 di Camilleri che, non si sa perché, se avessero continuato la loro attività avrebbero evitato la spazzatura a Napoli nel 2007.

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