Giancristiano Desiderio

Il Cda della spazzatura

In politica on 28 aprile 2011 at 12:18 pm

A Napoli è più facile spostare i voti che la spazzatura. Anzi, pare che più la spazzatura sia immobile e più i voti siano mobili. Sarà l’effetto, forse, dei consulenti politici che alcuni candidati a sindaco hanno ingaggiato per la campagna elettorale non ritenendo valida la celebre “legge di Farley”  – da James Farley, campaign manager del presidente americano Franklin Roosevelt – : “La maggior parte delle elezioni è già decisa prima ancora che la campagna abbia inizio”. Ciò che conta per quella strana figura che si usa chiamare spin doctor non è la realtà, ma la sua rappresentazione.

Ragion per cui anche per la inamovibile spazzatura ciò che fa la differenza non è né la differenziata né la discarica né il termovalorizzatore, bensì ciò che si dice su questi fatti che non ci sono. Come dicono quelli che parlano bene, ciò che conta è la narrazione. I fatti, che per loro natura pur ne avrebbero di cose da narrare, non contano. Tuttavia, per Napoli e i cittadini napoletani  – ma la stessa cosa si può ripetere per la vicinissima Caserta –  ciò che solo vale sono i fatti, mentre la fast politics della comunicazione permanente e inconcludente è il disvalore da negare. Possibile che né i candidati a sindaco né i loro consulenti politici lo abbiano capito?

Come si spiega nel libro di Marco Cacciotto Marketing politico. Come vincere le elezioni e governare (ora uscito per Il Mulino) le campagne, elettorali e permanenti, si fondano sul “metodo del Cda” ossia “capire-decidere-agire”. La prima mossa consiste nel chiarirsi idee e obiettivi nonché conoscere se stessi e gli avversari. La seconda mossa riguarda la definizione della strategia e la scelta dei messaggi adatti a raggiungere gli obiettivi. La terza è la fase operativa in cui la comunicazione è messa alla prova ed è contemporaneamente monitorata con la verifica dei risultati. Il “metodo del Cda”  – e mai nome poteva essere più ironico a Napoli e tutto sommato in Italia –  ha come suo scopo non il governo di cose e uomini, ma la conquista del consenso, sia prima del voto sia dopo. Il candidato  – a sindaco, a presidente, a consigliere: non fa molta differenza –  diventa nelle mani del consulente politico un marchio o, come dicono i soliti noti che parlano bene, un brand. Insomma, un’immagine a cui non è detto che corrisponda la realtà. Anzi, il più delle volte l’immagine pubblicitaria  – di questo si tratta –  si allontana troppo dal modello reale fino a diventare una finzione. Naturalmente, lo spin doctor fa il lavoro per il quale è stato ingaggiato: “Faccio il consulente politico  – dice Joe Napolitan, uno dei pionieri del “settore” –  il mio mestiere consiste nell’aiutare i candidati alle alte cariche pubbliche a essere eletti. Non vedo in tutto ciò niente di particolarmente disdicevole, anche se qualcuno pensa il contrario”.

In verità, Napoli e i suoi candidati hanno proprio bisogno di pensare il contrario di quanto dice Napolitan che già nel nome è la storpiatura di Napoli e di Napolitano: la migliore narrazione politica per Napoli è la soluzione di problemi concreti. La prima cosa da fare è rinunciare alla fast politics e ritornare ai fatti che per natura sono duri a morire (come la spazzatura).

tratto dal Corriere del Mezzogiorno del 28 aprile 2011

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