Giancristiano Desiderio

Gite antiscolastiche

In scuola on 2 maggio 2011 at 8:06 am

Le scuole sono chiuse per le vacanze pasquali. Per la scuola media di Posillipo, che vede indagati preside e professori per gli abusi sessuali di alcuni ragazzi su un tredicenne in gita scolastica, è una boccata d’ossigeno. Per tutti è un’occasione per porci il problema delle gite scolastiche. Servono? C’è stato un tempo in cui si andava in gita con relativa tranquillità. Oggi le gite sono pericolose. Accade sempre qualcosa di grave. Lo scorso anno ci fu il dramma di Ventotene: due ragazze di quattordici anni della scuola media romana “Anna Magnani” morirono sotto una frana.

Il caso della scuola di Posillipo si è saputo con ritardo e chissà quanti altri fatti di altre gite sono ignoti. I rischi sono troppi, mentre il controllo totale degli alunni è impossibile. Ma se accade qualcosa la responsabilità è dei docenti. Così sempre più docenti rifiutano di accompagnare i ragazzi in gita. Le famiglie preferiscono far finta di nulla.

La scuola non è sulla luna. E’ al centro della società e dalla vita sociale è pienamente investita. Lo stile di vita degli adolescenti, che per loro natura sono portati a fare ciò che non va fatto, è diventato da tempo un modello di vita fuori controllo. La scuola non è più l’unica agenzia educativa della gioventù e i ragazzi quando entrano a scuola hanno già una forma mentis che è il frutto della iperattiva vita tecnologica. La vita dei giovanissimi è immersa nelle tecnologia e nella musica. Sono due attività che non possono essere abbandonate a se stesse perché, al contrario di quanto comunemente si crede, non favoriscono logica, controllo, responsabilità. Più gli adolescenti si “connettono” più sono “sconnessi”. Il loro pensiero sulla vita reale è intermittente. Alla “sconnessione” si deve aggiungere la passione musicale. La musica è la più potente forza educativa, ma ad un patto: che non sia lasciata a se stessa. La filosofia classica con Platone insegna che la mania musicale va addolcita e persuasa. Ma oggi questo non avviene e lo stile rock, che si chiama anche movida, è diventato un esempio da imitare e un valore da affermare. E’ il pane di cui si nutrono i ragazzi.

Allan Bloom in quel gran libro che è la Chiusura della mente americana in cui racconta e critica i misfatti dell’istruzione contemporanea fa un esempio per noi prezioso: immaginate un tredicenne seduto nel soggiorno della sua casa a fare i compiti mentre ha sulle orecchie gli auricolari del suo walkman o guarda Mtv. Il ragazzino gode della massima libertà, usufruisce dei beni di consumo, utilizza la tecnica per cibarsi di suoni e immagini elettroniche. Gode, insomma, del progresso. E in cosa finisce il progresso? Nella totale perdita di controllo da parte dei genitori sull’educazione morale dei figli.

La scuola può porre rimedio a tutto questo? L’educazione è pensata come una predica del tipo “state buoni se potete”, mentre è una continuità tra ciò che i giovani sentono e ciò che possono e devono. Ma è un’arte che non si pratica più prima in famiglia e poi a scuola. La tragedia, come voleva Nietzsche, nasce effettivamente dallo spirito della musica, ma oggi non forma né il bello né il bene.

tratto dal Corriere del Mezzogiorno

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