Giancristiano Desiderio

La spazzatura nelle urne

In politica on 6 maggio 2011 at 1:24 pm

“Dato che a Napoli si sono riformati i cumuli di immondizia per le strade  – dice il presidente del Consiglio –  abbiamo chiesto ancora una volta l’intervento dei militari”. La frase di Silvio Berlusconi dice solo una parte della verità. Per dirla tutta  – la verità –  bisogna ritoccare la dichiarazione del premier e riproporla così: “Dato che si vota non solo a Milano ma anche a Napoli e dal momento che ci sono ancora una volta i cumuli di immondizia per le strade, abbiamo deciso di utilizzare a pochi giorni dall’apertura delle urne l’esercito per ripulire la città”. Da quando, infatti, Berlusconi ha fatto il “miracolo” di ripulire Napoli e di aprire il termovalorizzatore di Acerra, i cumuli di spazzatura sono ricomparsi più di una volta, ma non si è mai deciso di intervenire nuovamente con i militari, trasformando per la seconda volta “una capitale in una prefettura”.

Ma la valutazione sulle cose e sulle situazioni cambia in funzione dei fini. La spazzatura per strada è uno scuorno (vergogna) ma a volte lo scuorno si può tollerare e a volte no. Quando si aprono le urne è bene pulire le strade e mettere la spazzatura al suo posto.

Le analisi sul perché e sul per come della ennesima crisi dei rifiuti non hanno più alcun valore. Dei rifiuti si sa tutto: causa, malattia, medicina. Ciò che manca è quella che un tempo si chiamava “volontà politica”: ossia la fermezza nell’affrontare un problema fino in fondo. I candidati alla successione di Rosa Russo Iervolino hanno trascurato questo piccolo particolare. La loro campagna elettorale, ricca di strateghi e maghi della comunicazione, ha preso incredibilmente sottogamba proprio questa inezia: la decisione di impegnarsi anima e corpo nella costruzione del sistema industriale dello smaltimento dei rifiuti. Invece, la questione è tale da reggere da sola una candidatura e un’elezione: praticamente si poteva mettere su un programma monotematico del tipo “Tutto sulla spazzatura dalla A alla Z”. I candidati a sindaco si sarebbero dovuti trasformare in candidati-spazzino e mostrare una competenza teorica e pratica sull’annoso problema degna di un’altra candidatura: quella al Premio Nobel alla Monnezza. Insomma, l’atteggiamento di fondo dei candidati  – di tutti i candidati –  doveva essere quello di mostrare di essere pronto a vendere l’anima al diavolo pur di fare “piazza pulita”. E’ accaduto l’opposto: il tema della spazzatura, proprio come la spazzatura reale, è stato sottovalutato fino a considerarlo un normale elemento dell’ambiente politico e amministrativo della città. Così il ritorno obbligato della spazzatura ha riproposto la figura del re-taumaturgo nella variante del presidente del Consiglio-taumaturgo che con il tocco della mano fa miracoli.

A meno dieci giorni dal voto, la spazzatura è così finita nell’unico posto in cui era destinata a finire fin dal principio: nelle urne. Ancora una volta il destino di Napoli è legato letteralmente alla politica dei sacchetti dell’immondizia.

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