Giancristiano Desiderio

Dimenticare Garibaldi? Prima va conosciuto

In recensioni on 11 maggio 2011 at 1:08 pm

Luca Marcolivio, direttore del settimanale web L’Ottimista, ha scritto il pamphlet Contro Garibaldi edito da Vallecchi nella bella collana Avamposti. Si tratta di un chiaro invito a rileggere la vita avventurosa dell’eroe dei due mondi che per Luca Marcolivio non è affatto un eroe. Il giornalista scrive proprio come se si trovasse in un avamposto e spara palle incatenate contro il mito di Pepìn. L’eroe dei due mondi esce dal libro molto malconcio perché il giornalista non gliene fa passare liscia una che sia una. Tuttavia, più del libro di Marcolivio e del titolo Contro Garibaldi conta qui parlare del sottotitolo che recita “quello che a scuola non vi hanno raccontato”. Infatti, tutto quanto in questo libro c’è scritto di male e di peggio su Giuseppe Garibaldi non viene mai detto a scuola.

Ma non per difendere Garibaldi e il Risorgimento e l’impresa dei Mille, ma perché la scuola è la scuola. Il vero libro “contro” da scrivere sarebbe Contro la scuola.

Non scopriamo l’acqua calda se diciamo che nella scuola italiana si studia poco e male. Anzi, lo abbiamo detto tante volte e tante volte ci siamo soffermati sui mali storici della nostra scuola di Stato nella sua versione pubblica e privata. Ma il peggio della scuola italiana è forse lo studio della storia. Solitamente ci si sofferma sui risultati dell’insegnamento della matematica e dell’inglese che sono pessimi, ma lo studio della storia non è da meno. Il mito di Garibaldi, del Generale, dell’Eroe, del Dittatore, di Anita e di Caprera è proprio un mito. A scuola non si dedica poi chissà quanto tempo e quali sforzi allo studio del nizzardo: si potrebbe dire che lo studio delle imprese di Pepìn è fatto proprio alla garibaldina. Forse, quest’anno, vista la speciale ricorrenza, si dedicherà a Garibaldi e Mazzini, a Cavour e Vittorio Emanuele un po’ più di tempo e di attenzione, ma poi tutto ritornerà nella tranquilla quiete della storia studiata un po’ come si compra la pizza da asporto: da qui a qui, da pagina 150 a pagina 156. Ragion per cui il pamphlet di Luca Marcolivio, pur ben fatto e documentato, è indirizzato contro un mito per modo di dire, un mito di cui si conosce solo il nome e il colore della camicia. Insomma, un mito italiano. Non è infatti un mistero che gli italiani siano dei pessimi conoscitori della loro storia. Nessuno più degli italiani ha la memoria così corta. Vien dunque da dire che prima di smitizzare Garibaldi bisognerebbe mitizzarlo. Perché non basta il “corso Garibaldi”, la “piazza Garibaldi”, il “monumento a Garibaldi” a fare di Garibaldi un mito conosciuto e sentito come mito.

Dunque, il mito di Garibaldi non è da dimenticare  – come invita a fare il pamphlet –  ma da ricostruire, quindi smontare e finalmente capire. In omaggio alla nostra rubrica diciamo pure che si tratta di un mito da rileggere. Del resto, già Indro Montanelli (insieme con Marco Nozza) ci aveva messo del suo per riportare nel mondo senza eroi di quaggiù l’Eroe dei due mondi di lassù. Lo aveva fatto con un libro né pro né contro  – giustamente citato in abbondanza da Luca Marcolivio –  semplicemente intitolato Garibaldi di cui uscì poi anche l’edizione illustrata. Rileggere il libro di Montanelli dopo aver letto quello di Marcolivio mi è venuto naturale. Il giornalista di Fucecchio ha come obiettivo quello di uscire dalla leggenda ed entrare nella storia per considerare Garibaldi uomo tra gli uomini con difetti, vizi, limiti e debolezze umane, troppo umane. A pensarci bene, caro Marcolivio, è questa un’operazione di revisione che non può che farci sentire Pepìn più autentico e vicino.

tratto da liberal

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