Giancristiano Desiderio

La fedeltà dell’editore di Croce

In filosofia storia on 11 maggio 2011 at 1:15 pm

Il sodalizio di cultura e amicizia di Benedetto Croce e il “suo” editore Giovanni Laterza, da cui di fatto nacque e crebbe la Casa editrice Laterza, durò oltre quarant’anni. Dieci lunghi decenni di lavoro e imprese con nel mezzo la prima guerra mondiale  – prima guerra europea, come a volte scrive Croce –  il fascismo e poi, sul calare della sera della vita di Giovanni Laterza, il secondo conflitto mondiale e la fine del fascismo. Quando venne la conclusione politica del regime di Mussolini, il 25 luglio del 1943, Laterza era ormai da tempo costretto a letto a combattere il male che di lì a meno di un mese lo avrebbe condotto alla morte. Ma il 26 luglio, quando gli portarono la notizia della caduta di Mussolini, Giovanni Laterza dal letto in cui giaceva dispose che a capo delle lettere e fatture di quella giornata si scrivesse: “Sia lodato Dio”.

Infatti, il 28 luglio 1943 Laterza scriveva a Croce questa breve ed essenziale comunicazione: “Ella è presente quanto mai nel pensiero di tutti i componenti Casa Laterza. Sia lodato Iddio”.

La storia quarantennale  – storia più unica che rara –  del sodalizio tra Laterza e Croce rivive ora nei quattro volumi del Carteggio Croce-Laterza curati da Antonella Pompilio e pubblicati, naturalmente, dalla Laterza insieme all’Istituto Italiano per gli Studi Storici voluto e fondato da Croce nel suo Palazzo Filomarino qualche anno dopo la morte dell’editore delle sue opere e della rivista La Critica. I primi tre volumi erano stati pubblicati negli anni addietro, mentre ora è uscito l’ultimo libro composto da due tomi che raccolgono le lettere dal 1931 al 1937 e dal 1938 al 1943. Una ricostruzione minuta dell’epistolario tra Croce e Laterza che mostra come i due lavorassero quotidianamente, ognuno nel suo campo e nel suo ruolo ma con profittevoli scambi di idee, e in particolare il lavoro culturale che creavano giorno dopo giorno fosse per loro una religione o un modo di stare al mondo. I due ultimi tomi di questo imponente carteggio ci offrono la possibilità di leggere la corrispondenza negli anni in cui il regime fascista letteralmente trionfava e faceva sentire la sua presenza e i segni della sua censura. Qualche esempio: Giovanni Gentile, arrabbiato per alcune critiche di Croce a un suo lavoro per l’Istituto di cultura fascista, tratta male Guido De Ruggiero e Laterza, allora, scrive a Croce il 21 febbraio del 1931: “S’è imbestialito peggio di un elefante, e s’è sfogato su De Ruggiero”. A sua volta Croce ritiene che la casa editrice Mondadori, “dopo averlo composto e impaginato”, non stampi più uno scritto di Alfredo Frassati, già proprietario de La Stampa, nonché liberale giolittiano, perché “impaurita del nome dell’autore”. “La paura è di moda”, scriveva Croce nella lettera del 24 febbraio 1931, eppure notava anche che il Frassati era stato nominato “a capo di una grande società industriale, il che vuol dire col consenso del governo”.

A proposito della Mondadori, c’è una risposta di Giovanni Laterza, 30 ottobre 1935, proprio ad Arnoldo Mondadori che gli chiedeva a che cosa attribuire “la decadenza letteraria nostra e la poca vendita di libri” che merita di essere ricordata perché ci fanno capire di che pasta era fatto l’ “editore crociano”. Eccola: “La cosa non deve meravigliare, dal momento che anche gli uomini di pensiero ora, per la propria incolumità, sieno essi scrittori o lettori, debbono tenere una maschera a portata di mano”. Quindi aggiungeva che “ai giardini zoologici, là dove ci sono animali privati del movimento e della libertà e pur bene nutriti e sistemati, le povere bestie “non si riproducono o danno elementi sempre più scadenti e scemi”. Così Croce, dopo aver letto la risposta di Giovanni Laterza ad Arnoldo Mondadori, gli scriveva e diceva di aver “letto con piacere la giusta e arguta risposta al Mondadori”.

Nel 1932 Laterza pubblicò la Storia d’Europa nel secolo decimonono. Le opere storiche di Croce scritte e pubblicate sotto il fascismo non hanno solo un valore conoscitivo, ma anche politico e morale (e, va detto, hanno l’un valore perché ne hanno anche l’altro). Quando il libro uscì, la Chiesa pensò bene di metterlo all’Indice e Croce il 16 luglio così scriveva a Laterza: “Leggo sulla Stampa che la Storia d’Europa è stata messa all’Indice. Spero che la cosa non vi turberà. All’Indice sono state messe tutte le opere politiche italiane di qualche importanza a cominciare dalla Monarchia di Dante Alighieri e a continuare col libro del Machiavelli. Cosicché consolatevi pensando che lo stesso vi sarebbe intervenuto se Dante o Machiavelli vi avessero scelto per loro editore”. A questa missiva così rispondeva da Bari il 18 luglio Giovanni Laterza: “Mio caro Amico, appresi la notizia che la sua Storia d’Europa è stata messa all’Indice dalla Congregazione del Santo Uffizio sabato mattina alle sei su La Gazzetta del Mezzogiorno e fu per me come una qualsiasi notizia di cronaca, alla quale non avrei ripensato se non me ne dessero l’occasione la gente che viene a congratularsi ed un certo risveglio nelle richieste del libro”. E continuava: “Ella dice bene che il caso mi sarebbe già accaduto se Dante o Machiavelli mi avessero scelto a loro editore, ma devo però assicurarla che non ho dato importanza, eppoi, dovendo io essere editore anche dei su lodati Signori, per circostanze di fatto a cui Ella mi ha indotto, per molte ragioni di non disprezzabile importanza, il mio maggior orgoglio, intanto, è di essere l’editore di Benedetto Croce! Volevo mettere su La Critica una fascetta con l’indicazione che la Postilla riguarda i Metodi clericali ma non ho voluto speculare, non ho aumentato la tiratura; ho invece tirate 200 copie della Postilla e le ho ben distribuite”. Questo era il carattere dell’uomo che faceva motivo di merito esser lui l’editore di Benedetto Croce.

tratto da liberal

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