Giancristiano Desiderio

Liberali d’Italia, disunitevi

In recensioni on 16 maggio 2011 at 8:55 am

Verrebbe da iniziare con una battuta di chiara ispirazione marxista per render conto di questo agile libretto di Corrado Ocone e Dario Antiseri edito da Rubbettino e intitolato Liberali d’Italia. La battuta? Eccola: liberali d’Italia, unitevi. Ma per far cosa? Per cambiare l’articolo 1 della Costituzione e sostituire la parola “lavoro” con “libertà”? Oppure, all’opposto, per criticare la proposta del deputato Remigio Ceroni che con la scusa della difesa della “centralità del Parlamento” proporrebbe la “tirannia della maggioranza”? Sul Corriere della Sera, ad esempio, Michele Ainis ha non solo criticato ma anche satireggiato l’idea del deputato del Pdl di modificare l’articolo 1 della Carta costituzionale.

Ma sullo stesso giornale è stato Angelo Panebianco a dissentire da Ainis per dire che l’idea di un articolo 1 che reciti “L’Italia è una repubblica democratica fondata sulla libertà” è una buona cosa perché anche la dimensione simbolica della Costituzione è importante e serve a rafforzare la cultura liberale. Allora, chi ha ragione e chi torto?

I liberali, che un tempo erano quattro gatti, oggi sembra che siano tanti, ma talmente tanti che tutti si dicono liberali e quindi, come spesso accade, non si sa più bene chi è liberale e chi non lo è (anche se, e lo dico da liberale, l’idea di fare classifiche e dire “questo è liberale” e “questo è illiberale” non mi sembra il massimo del liberalismo oltre che dell’eleganza). Certo è che è la battuta “liberali d’Italia, unitevi” è forse anti-liberale perché lo spirito liberale preferisce la diversità all’unità, la pluralità alla totalità. E anche il libro di Ocone e Antiseri (ai quali si deve aggiungere anche Giulio Giorello che firma una prefazione non esageratamente anti-crociana) è un esempio di questa prevalenza del diverso e del plurale. I due autori pur appartenendo alla stessa cultura liberale sono in disaccordo su tutto. A partire dai padri del liberalismo: Benedetto Croce e Luigi Einaudi. Ocone è più dalla parte del filosofo  – anche se mostra che i due “padri” non erano così distanti come si tende a credere: e credo abbia ragione) –  mentre Antiseri è più dalla parte dell’economista. Allora, chi ha ragione e chi torto?

La libertà, diceva Salvemini, è il diritto di dissentire. Fino a quando si potrà dire di non essere d’accordo e si potrà manifestare il dissenso ci sarà pur sempre spazio per l’idea che ogni uomo ha diritto a ricercare la felicità a suo modo (oltre che a suo rischio e pericolo). Tra tutti i monopoli a cui un liberale si oppone, il monopolio della verità è il più pernicioso oltre che il più ridicolo. Sarà per questo che sulla antica questione dell’articolo 1 si può stare sia con Ainis sia con Panebianco, come sulla ancora più antica questione della polemica tra Croce ed Einaudi si può stare con Ocone o con Antiseri. Perché, a conti fatti, ciò che conta non è l’astratta ragione ma l’incarnazione di una cultura della libertà. Perché non c’è liberalismo senza lotta per la libertà.

tratto da liberal

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