Giancristiano Desiderio

L’ozio increativo

In scuola on 16 maggio 2011 at 8:49 am

Una volta “asino chi legge” era una frase scherzosa, oggi rischia di essere una perfetta analisi sociologica. Secondo la “fotografia” dell’Istat, resa nota nel giorno dell’inaugurazione del Salone del libro di Torino, un meridionale su tre legge in un anno un solo libro e solo il 7 per cento dei meridionali legge dai quatto ai sei libri in un anno (in Puglia due famiglie su dieci dichiarano di non avere in casa neanche un testo). Al Sud, insomma, non si legge e comunque si legge molto meno che al Nord. Forse, non ci voleva l’Istat per sapere come stanno le cose nel Mezzogiorno in fatto di libri, lettori, editori: che la lettura al Sud sia più difficile che al Nord (e al Centro) lo abbiamo sempre saputo. Tuttavia, la “istantanea” dell’Istat, anche se magari un po’ “mossa”, fa un certo effetto.

Non c’è da stupirsi (anche se c’è da reagire).  Se si osserva il panorama editoriale dei quotidiani si nota con tutta evidenza che nessun quotidiano nazionale è meridionale (anche se il fondatore del Corriere della Sera fu il napoletano Eugenio Torelli Viollier). Se si getta uno sguardo anche alla mappa degli editori si vedrà, anche qui con evidenza, che i più grandi editori sono settentrionali. Stando così le cose non può destare meraviglia che il Salone del libro sia stato inventato a Torino e non a Napoli e che, anzi, la sua imitazione napoletana, Galassia Gutenberg, sia praticamente naufragata nell’indifferenza. Al Sud la parola “cultura” nella sua dimensione industriale o comunque produttiva è solo un’espressione retorica. Torino è stata in passato capitale dell’automobile  – e con Sergio Marchionne forse lo è ancora –  ma oggi con il Libro dimostra di essere anche una capitale dei beni immateriali o semi-materiali. Il Sud, invece, che avrebbe dovuto prendere al volo il treno della società post-moderna è rimasto ancora una volta appiedato e l’unica cosa che ha saputo produrre sono state le “notti bianche” e le sagre sovvenzionate dai fondi comunali, provinciali, regionali, europei. Il cosiddetto “ozio creativo” al Sud diventa “ozio increativo” o improduttivo o ozio e basta.

I numeri dell’Istat diventano più interessanti se sono posti in relazione con la scuola. Il Sud, infatti, resta pur sempre la più grande macchina sociale che sforna docenti e professori di ogni ordine e grado. Con l’esercito di professori e professoresse meridionali sparse su tutto il territorio nazionale la cultura del libro dovrebbe essere una prerogativa del Mezzogiorno. Invece, anche su questo fronte il Sud fa registrare risultati negativi. Una frase caustica di Longanesi dice: “Tutto quello che non so l’ho imparato a scuola”. Anche questa frase, come sappiamo con i dati Ocse Pisa e con i risultati Invalsi, rischia di essere un’ottima descrizione della realtà scolastica di casa nostra. La scuola, in fondo, dovrebbe essere il luogo della lettura per eccellenza. La lezione  – la lectio –  altro non dovrebbe essere che un commento a un testo. Invece, è proprio a scuola che si impara l’odio per la lettura e l’ozio educativo diventa diseducativo.

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