Giancristiano Desiderio

Croce e il ritardo accademico

In filosofia storia on 19 maggio 2011 at 1:04 pm

L’idea di Paolo Parrini che il ritardo della cultura scientifica italiana non dipenda dai professori di filosofia della scienza o da logici, matematici e scienziati bensì da Benedetto Croce, che volutamente e fortunatamente non appartenne al mondo accademico, è non solo bizzarra ma anche anti-scientifica. Il buon vecchio Kant, che nell’epistemologia moderna pur ha qualcosa da dire, sosteneva che gli uomini devono imputare a se stessi lo stato di minorità e, dunque, ripeteva ad alta voce: sapere aude. La responsabilità, nell’azione come nel sapere, non è degli altri ma propria e non bisogna accampare alibi o, come un tempo si faceva, praticare la lamentela, che credevo passata di moda, di prendersela con Croce e Gentile.

Paolo Rossi una volta ha scritto che la sua generazione si è dedicata all’attività critica nei confronti dei limiti della storiografia filosofica dei due “filosofi amici” come ad una “specie di sport praticato con tenacia, continuità e quel tanto di sadismo che è accettabile in ogni attività sportiva”, salvo poi sottolineare con forza il valore di quella storiografia e di quei pensieri. Lo stesso andamento, prima una critica quasi a prescindere poi una rivalutazione, la si nota sul versante dei rapporti tra filosofia e scienza, ma anche in campo etico-politico: vale la pena di sottolineare che Norberto Bobbio iniziò come critico di Croce e finì su posizioni sempre più vicine al “filosofo dei distinti”. Ma, poi, volendo giocare a carte scoperte, di cosa è accusato Croce? Di non aver valorizzato appieno le scienze sperimentali e di non aver diffuso la sociologia, la matematica, la logica. L’accusa, però, cade nel vuoto perché Croce non fu matematico, tantomeno sociologo, né logico (formale) dunque non si capisce perché la diffusione e il rinvigorimento della cultura scientifica la si chieda a lui piuttosto che agli scienziati, ai sociologi, ai logici e ai professori delle “discipline”.

Su queste pagine Corrado Ocone, che da buon (post) crociano non è un professore, ha scritto un articolo che è fedele a Croce semplicemente perché è ricavato dalla lettura dell’opera del filosofo. Il pensiero di Croce, che per gli amanti delle etichette possiamo chiamare “filosofia dello spirito” o “storicismo assoluto”, per dirla tutta, non pone neanche la differenza tra filosofia e scienza ma, più precisamente, tra giudizio e logica o giudizio e pratica e tutti  – filosofi e no, scienziati e no –  facciamo “uso” ora di questi ora di quelli, come ci fa più comodo o secondo bisogno e necessità. Croce dissolve semplicemente l’esistenza stessa delle discipline (ma non delle funzioni), né più né meno come fa Popper: “Per prima cosa, la mia disciplina non esiste perché le discipline non esistono. Non ci sono discipline, né rami del sapere o, piuttosto, d’indagine: ci sono soltanto problemi e l’esigenza di risolverli…” e via così secondo il maggior epistemologo del Novecento. La verità è che il dibattito sul ritardo della cultura scientifica italiana è in ritardo con se stesso. “Tutta la vita è risolvere problemi” diceva Popper come se citasse Croce che a sua volta diceva che tutta la vita è risolvere problemi sempre nuovi. I problemi che abbiamo noi oggi non sono quelli del tempo di Croce il cui pensiero, che se è qualcosa di “anti” è anti-metafisico, pur ci può ancora servire come “strumento di lavoro”. Se la cultura scientifica italiana è in ritardo è soprattutto perché il sistema scolastico e universitario non “produce” più né tecnici, dei quali c’è gran bisogno, né teste pensanti delle quali c’è sempre penuria. E cosa produce? Carte, diplomi, lauree, attestati insomma il “possesso del sapere” che l’illusione di sapere qualcosa. Ecco perché il ritardo della cultura in Italia è ritardo della cultura scientifica perché è ritardo della cultura della libertà. Dai professori non viene mai la critica al nostro sistema dell’istruzione e della ricerca se non in termini di potenziamento statale in nome del dogma del “pubblico” che in realtà è un monopolio. Tuttavia, il ritardo  – in qualsiasi campo, non solo in quello scientifico –  si recupera se si è disposti a riconoscere che la “scienza” (qualunque cosa sia) si fonda non sulle cattedre e i titoli ma sulla libertà e le sue lotte che è il mondo nel quale Croce visse e operò.

tratto da il Riformista del 17 maggio 2001

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