Giancristiano Desiderio

Bonea e i nuovi mostri

In benevento on 20 maggio 2011 at 9:19 am

La politica italiana  – in particolare quella del Mezzogiorno contadino –  ha conosciuto la figura del sindaco-ragazzino: Rocco Scotellaro, amico di Carlo Levi, aveva 23 anni quando nel 1946 divenne sindaco di Tricarico. Altri tempi, non c’è dubbio. Eppure, la storia appassionante dell’autore di E’ fatto giorno mi è subito tornata in mente quando ho letto la storia di Salvatore Paradiso: sindaco di Bonea, paese ai piedi del virgiliano monte Taburno, all’età di 18 anni. Un record davvero difficile da migliorare che a Salvatore, che sosterrà quest’anno l’esame di Stato al liceo, è valso il titolo di sindaco più giovane d’Italia. Siamo tutti contenti perché così una buona volta si potrà piantarla con la litania che questo non è un Paese per giovani ma solo per vecchi. Ma le cose stanno davvero così?

Siamo sicuri che ci sia da esultare per il record del baby-sindaco?

A Bonea è nata una nuova forma di democrazia che possiamo chiamare democrazia dinastica o ereditaria o familistica. Per la verità, non è una specialità solo del paese della Villa di Cocceio, ma qui c’è una novità di rilievo che riguarda l’educazione dei giovani: il padre di Salvatore Paradiso, Gennaro, è stato sindaco per due mandati e non potendosi più ricandidare ha lasciato in eredità al figliolo diciottenne nientemeno che il Comune. Naturalmente, il sindaco uscente non poteva fare tutto da solo perché siamo pur sempre in democrazia e l’erede alla carica di sindaco ha bisogno della legittimazione popolare. Così è stato. La lista “Continuità e Progresso”, in competizione con altre due liste, ha avuto 471 voti e quindi l’idea del padre Gennaro di eleggere sindaco il figlio diciottenne Salvatore è stata letta, approvata e sottoscritta dai cittadini di Bonea. Un paese intero  – anche se bisogna considerare i voti delle altre due liste –  ha pensato che in fondo non c’è nulla di male se un sindaco che non può fare più il sindaco decide di candidare il figliolo e per meglio indirizzarlo sceglie anche di essere presente in consiglio comunale per continuare a esercitare la doppia tutela di padre e di ex sindaco, di patria potestà, appunto. Roba degna della rubrica di Striscia “I Nuovi Mostri” (ispirata al film di Monicelli).

Bonea sembra sia un comune ben amministrato. Le sue 1500 anime non conoscono il problema dei rifiuti  – vorrei vedere –  e la differenziata è al 45 per cento. Il nuovo primo cittadino troverà il lavoro ben avviato. Del resto, le prime parole del sindaco-ragazzino sembrano esprimere un animo gentile e bendisposto all’apprendimento: “Papà faceva propaganda sull’amministrazione di questi dieci anni e io osservavo e imparavo. Sono consapevole di essere molto giovane, non ho mai fatto politica, ma a casa mia è sempre stata il pane quotidiano”. Il neosindaco ha ragione da vendere: nel 2006, infatti, la lista del padre aveva come sua antagonista la lista capeggiata dalla madre. Un modo superdemocratico per garantirsi in un solo colpo sia la maggioranza sia l’opposizione.

Eppure, per riprendere le parole di Salvatore Paradiso, non di solo pane vive l’uomo, soprattutto non di solo pane vivono i giovanissimi che dalla vita e dagli studi devono imparare l’autonomia del pensiero e dell’azione. E’ questo, forse, un problema che l’ex sindaco Gennaro Paradiso non si è posto: ha davvero dato un buon  insegnamento a suo figlio e ai suoi concittadini? Se al posto del figlio si fosse candidata la moglie o un altro parente adulto, la cosa non sarebbe stata così grave. Ma perché coinvolgere un ragazzo che va ancora a scuola? Certo, Umberto Bossi  – tanto per chiarire che certe cose accadono anche al Nord –  il Trota lo ha eletto alla Regione. Ma l’ex sindaco, sbagliando, si è ispirato a se stesso e alla sua piccola storia di potere. Peccato, perché, in fondo, un buon sindaco è quello che sa quando è arrivato il momento di lasciare il potere  – piccolo o grande che sia –  con dignità. Questo sì che sarebbe stato per il liceale Salvatore un esempio da imitare contando sulla propria intelligenza e il gusto della conquista personale.

tratto dal Corriere del Mezzogiorno del 20 maggio 2011

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