Giancristiano Desiderio

Il complotto per uccidere Wojtyla

In recensioni on 29 maggio 2011 at 10:00 am

Piazza San Pietro, 13 maggio 1981, trent’anni fa. Festa della Madonna di Fatima, ore 17.17, il turco Mehmet Ali Agca spara contro Giovanni Paolo II. Il mondo contemporaneo non è più il mondo di tre decenni fa. Ma se papa Wojtyla fosse morto, il mondo non sarebbe il mondo di oggi. Trent’anni fa l’Unione Sovietica era ancora in piedi e il momento del crollo, repentino e inevitabile come poi si è rivelato, non si sospettava. Il mondo era ancora diviso in due come una mela: Est e Ovest, Oriente e Occidente. In questo bipolarismo internazionale il papa giocava un suo ruolo non privo di pericoli: con l’appoggio a Solidarnosc minacciava di scardinare, nel nome della libertà e dell’autodeterminazione dei popoli, gli equilibri politici mondiali sanciti a Yalta.

 I colpi di pistola in Piazza San Pietro erano diretti contro il papa che conosceva bene, per esperienza e verità umana, il doppio volto del totalitarismo del XX secolo. Ripercorriamo i lunghi attimi di quel pomeriggio di trent’anni fa.

Come tutti i mercoledì di primavera, la folla invade la piazza delimitata dalle colonne del Bernini per assistere all’udienza generale all’aperto del pontefice. Alla sinistra della basilica Giovanni Paolo II, in abito bianco, sale sulla campagnola scoperta con a fianco il suo segretario, Stanislaw Dziwisz, e il suo cameriere personale, Angelo Gugel. A piedi, a seguire la vetturetta, c’è anche Alois Estermann, il futuro capitano della guardia svizzera, che morirà assassinato diciassette anni dopo.

Per il papa e gli uomini della sicurezza è un giorno come tanti altri. Tutto è assolutamente tranquilli, niente di insolito. E’ un normale momento di catechesi, molto importante per i pellegrini di tutto il mondo. La campagnola, condotta dall’autista del papa, Sebastiano Baglioni, percorre una decina di metri e giunge all’arco delle Campane. Il papa è in piedi. La campagnola fa il suo ingresso in Piazza San Pietro per cominciare i due giri previsti dal cerimoniale nel corridoio transennato. Lungo il percorso la gente è in festa: “Viva il papa”, Viva Giovanni Paolo”, Viva Wojtyla”.

La vettura rasenta le transenne in modo che il papa possa salutare da vicino i fedeli accalcati alle barriere e stringere loro le mani. Dopo aver percorso il lato sinistro, la campagnola si avvia lungo il lato destro. All’altezza del portone di bronzo, nei pressi dell’ufficio postale mobile, il papa si piega verso una bambina per abbracciarla. Così ora si trova a pochi metri da un uomo. Il suo killer: Ali Agca che indossa una giacca grigia e una camicia bianca ed è vicino ad una transenna. Il calcio di una Browning calibro 9 gli affiora dalla cintura dei pantaloni.

Sono le 17.17. Il turco Agca estrae la pistola, la punta contro l’uomo vestito di bianco e spara. Giovanni Paolo II, ferito al ventre, si accascia tra le braccia di don Stanislaw mentre centinaia di colombi si levano in volo. Tra la folla c’è un attimo di sbandamento. Il tempo è come sospeso. Ma un attimo. Quindi le grida e la fuga. Anche la campagnola è in fuga. L’autista, infatti, capisce che è necessario far presto e trasportare il papa verso l’ambulanza. Come sempre, ce n’è una attrezzata per la rianimazione nelle vicinanze. Dopo dodici minuti dagli spari di Agca l’ambulanza parte alla volta del Policlinico Gemelli. Più volte il papa ha fatto sapere che, in caso di necessità, vuole essere portato in ospedale come un cittadino normale. Al bordo, assieme al papa ferito, oltre a don Stanislaw, c’è anche il dottor Renato Buzzonetti, direttore dei servizi sanitari del Vaticano e medico personale del pontefice, con un infermiere. Don Stanislaw, chino sul papa, lo sente pronunciare qualche parola che somiglia a una preghiera. Nonostante l’ora di punta, il tragitto dura solo otto minuti.

Giovanni Paolo II, che cinque giorni dopo compirà sessantuno anni, viene ricoverato nel reparto di rianimazione e da lì portato subito in sala operatoria. E’ ferito all’addome e perde molto sangue. Dopo un attimo di scompiglio generale, il pontefice viene fatto saliere al decimo piano. La pressione arteriosa sta scendendo pericolosamente, il polso è ormai quasi impercettibile. Le sue condizioni generali sono quasi disperate. La sala operatoria viene allestita all’istante. Durante il tragitto don Stanislaw impartisce l’estrema unzione al papa. Intanto arriva il professor Francesco Crucitti, uno dei primari di chirurgia del Gemelli. Il resto della storia, come si dice in ogni bella storia a lieto fine, la conoscete già. Ma le cose non stanno proprio così. Perché non è neanche detto che questa storia, una vera e propria spy story, si concluda a lieto fine.

 

Per conoscere in ogni piccolo particolare la storia dell’attentato a Giovanni Paolo II c’è adesso un ottimo libro da cui ho attinto a piene mani, praticamente copiando, per scrivere questo lungo articolo. Il libro s’intitola Attentato al papa e gli autori sono Ferdinando Imposimato  – uno dei magistrati che hanno lavorato di più sul caso Moro –  e Sandro Provvisionato, giornalista e capo della cronaca del Tg5 (sul papa e per la stessa casa editrice, Chiarelettere, c’è da segnalare anche un altro libro: Wojtyla segreto di Giacomo Galeazzi e Ferruccio Pinotti). Continuo citando ancora, sia pure senza virgolette, quanto dicono Imposimato e Provvisionato all’inizio del loro scrupoloso lavoro.

Le indagini sull’attentato hanno lasciato dietro di sé un’infinità di buchi neri, dubbi e punti interrogativi, sia per le contraddittorie rivelazioni di Agca, sia per volontà della stessa vittima dell’aggressione armata, il pontefice e di conseguenza il Vaticano, divenuto in quegli anni un ricettacolo di spie dell’Est. Nell’epoca della coesistenza pacifica e della Ostpolitik a nessuno conveniva che la verità dei fatti venisse a galla. E la verità dei fatti, ancora una volta in contrasto con la verità giudiziaria, è che Giovanni Paolo II non è rimasto vittima dell’attentato criminale di un folle isolato ed estremista, ma di un vero e proprio complotto, ordito dall’Unione Sovietica e messo in atto dalla Bulgaria con la complicità della mafia turca e l’impiego dei servizi segreti dell’Est. Un complotto che con ogni probabilità prevedeva anche l’eliminazione del leader sindacale polacco Lech Walesa.

In questa storia, che nei fatti conclude il Novecento, sono coinvolti sei paesi come la Francia, la Bulgaria, la Russia, la Germania, la Turchia, la Polonia; un killer, Ali Agca, che dice di essere Gesù Cristo. Un gruppo di spie di tutto rispetto che si infilano nelle stanze del papa: monsignori, cardinali e persino guardie svizzere. Due giudici bulgari che giudici non sono e anzi sono ritenuti gli organizzatori del sequestro del 1983 di Emanuela Orlandi, la ragazza romana che diventa strumento inconsapevole del terrorismo internazionale. Ma non è ancora finita: c’è un morto che in realtà non è morto (ossia il presunto organizzatore dell’attentato al papa), due italiani trattati come spie dal governo bulgaro per ritorsione nei confronti del nostro governo ma che spie non sono, e poi un sindacalista incarcerato e scarcerato vent’anni dopo, senza nemmeno ricevere le scuse. Tra omicidi, sequestri, furti, ricatti, minacce, spie, criminalità organizzata c’è anche un monaco benedettino con Maserati Biturbo color giallo oro, ma è una spia della Stasi. Ma il cuore del libro Attentato al papa è il cuore di Emanuela.

 

“Anche per i sequestri Gregori e Orlandi  – sostiene Imposimato –  le prove raccolte in questi ventotto anni dimostrano la serietà della pista dell’Est e l’assurdità di qualunque altra ipotesi. I due rapimenti furono la continuazione dell’attacco a Giovanni Paolo II che, peraltro, di ciò si convinse nel settembre 1997, quando lesse la lettera di Agca che io stesso ebbi premura di fargli avere. Sia nell’attentato al papa sia nei sequestri  – soprattutto in quello della Orlandi –  si vede con chiarezza la stessa mano che si propone di fermare il papa. In entrambi gli eventi, il Kgb e i servizi segreti bulgari sono presenti accanto alla Stasi”.

Se si escludono i primi contatti, il cui fine è quello di far credere alla fuga volontaria, le telefonate ricattatorie giungono solo al papa e a Casaroli, mai agli Orlandi. Il papa parte per il suo secondo viaggio in Polonia ed Emanuela è rapita. Il papa, al ritorno dalla sua visita nel suo paese natale, tace sui suoi personali trionfi e, nei suoi messaggi da San Pietro, parla solo di Emanuela e della sua famiglia. “La mia convinzione che esistesse una strategia globale contro il papa  – prosegue Imposimato –  nacque quando presi in esame il caso Orlandi. Nonostante le evidenti connessioni (identico l’obiettivo, identici i luoghi dei due delitti) mi chiesi la ragione del distacco temporale di oltre due anni tra l’attentato e il sequestro”. Il lavoro certosino dell’ex magistrato esperto in atti e strategie di terrorismo “mi consentì di scoprire alcuni rapporti dei carabinieri che risalivano al 1984e che erano stati completamente ignorati. Documenti fondamentali per la verità, dai quali emerge un vasto e preciso piano di rapimenti di cittadini vaticani appartenenti a famiglie molto legate al papa. Avevo intuito bene, perché quelle carte  – rapporti, ma anche interrogatori condotti dai carabinieri –  dimostravano che prima di Emanuela altre ragazze erano entrate nel mirino dei terroristi. Una addirittura fin dal maggio 1981, subito dopo l’attentato. Scoprii anche, a conferma della mia intuizione, che Agca aveva anticipato al giudice Martella, ancor prima della scomparsa di Emanuela, il programmato rapimento di cittadini vaticani per ottenere uno scambio con lui. Quindi la povera Emanuela è stata un obiettivo di ripiego”.

C’è poi da chiedersi quale fu la posizione di Casaroli. Nelle sue memorie Casaroli non parla né dell’attentato al papa né del caso Orlandi. Quattro anni cancellati. Perché? “Io credo  – spiega Imposimato –  per l’imbarazzo di fornire un resoconto inesatto. Egli deplorava il presenzialismo del papa e la sua sfida a Mosca. Casaroli era schierato a favore dei paesi socialisti. E non a caso dal 5 luglio 1983 i rapitori si misero in contatto con il numero da lui fornito per fare richieste contro il papa. I suoi amici Stehle e Brammertz tennero costantemente informata la Stasi, e Casaroli non poteva non saperlo. Le notizie fornite dai due, infatti, erano troppo precise. Inoltre, come poté non insospettirsi del fatto che i rapitori venissero a sapere quasi in tempo reale dei suoi contatti con il pm Domenico Sica? Casaroli negò anche di essere stato informato del progetto di attacco al papa, ma fu smentito dagli uomini del servizio segreto francese. Molti  – come scrisse don Virgilio Levi su ‘L’Osservatore Romano’ il giorno dopo l’attentato –  sapevano che era imminente”.

 

C’è ancora una domanda senza risposta: Emanuela è viva? Ferdinando Imposimato risponde dicendo che “dalla lettura degli atti risulta che Emanuela è stata tenuta in vita almeno fino al 1997. I segnali in tal senso sono molteplici e si basano su diverse testimonianze. Non è possibile che Emanuela sia stata uccisa subito dopo il rapimento: la voce registrata a distanza di mesi lo dimostra. E poi c’è la testimonianza della professoressa Baum, che nell’agosto 1983 parlò con lei. Inoltre ci sono le testimonianze di diverse persone dell’ambiente turco che vivono da anni in Germania. Dopo essere stata rapita dai Lupi grigi su incarico dei bulgari, Emanuela non è stata uccisa. Certamente ha convissuto con qualcuno dei suoi rapitori. Sulla base della mia esperienza, non è la prima volta che ciò accade. E non deve stupire. Che sia ancora viva non è possibile dirlo. Io penso e mi auguro che sia così”.

tratto da Liberal

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: