Giancristiano Desiderio

Cavour in Vaticano

In recensioni on 20 giugno 2011 at 8:39 am

Scusate, ma inizio con una citazione non brevissima: “Vi sono almeno tre ragioni per cui questo piccolo libro è oggi particolarmente interessante. E’ uno dei migliori profili biografici di Cavour. E’ opera di un uomo che fu molto noto e discusso tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, ma è oggi ignorato da quasi tutti i suoi connazionali. Contiene considerazioni ancora attuali sui rapporti fra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica”.

L’autore di queste righe è Sergio Romano e sono tratte dalla sua prefazione a davvero “uno dei migliori profili biografici di Cavour” intitolato semplicemente Camillo di Cavour, pubblicato da Aragno. Ma chi è l’autore del profilo, “uomo molto noto e discusso tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento” ma oggi “ignorato da quasi tutti i suoi connazionali”? Romolo Murri. E chi è Romolo Murri?

 Nella data di nascita di questo prete inquieto c’era già tutto il suo destino: venne al mondo nel 1870, l’anno della “presa di Roma” e del compimento dell’unità d’Italia (eccezione fatta per le “terre irredente”). Nel 1893 era sacerdote, ma negli anni seguenti seguì alla Sapienza le lezioni “rivoluzionarie” di Antonio Labriola (come fece il giovane Croce). Animò la Federazione universitaria dei cattolici e non mise in discussione lo Stato nato dal Risorgimento, semmai ne criticò la politica conservatrice e si oppose al non expedit di Pio IX che prescriveva ai cattolici di non essere “né eletti né elettori”. Il contrario di Murri che con Filippo Meda, Luigi Sturzo, Giuseppe Toniolo voleva partecipare alla vita politica e pubblica della “nuova Italia”. Fondò la Lega democratica nazionale, quasi un partito, e il papa proibì ai preti di farne parte. Un anno dopo, nel 1907, fu sospeso a divinis e nel 1909, per le simpatie mostrate per il movimento modernista, fu scomunicato e fu eletto alla Camera con l’appoggio del Partito radicale.

 

A chiedergli di scrivere un profilo del Conte fu l’editore Formiggini verso la metà degli anni Venti. L’ammirazione di Murri per Cavour nasceva per come Cavour interpretò i rapporti tra Stato e Chiesa e per l’ “idea italiana” che vedeva rappresentata e condensata in lui. Per Murri la politica dello Stato liberale non seppe essere all’altezza del liberalismo di Cavour e non accettò mai che la religione potesse diventare uno strumento politico “convertendo le chiese in tribune, la divinità in agente elettorale”. La sua opposizione al Concordato fu totale. Della italianità di Cavour scrive: “I grandi attori della storia sono quasi condensatori inconsci di energie spirituali, sono un’idea fatta forza e volontà concreta, nel cervello e nei nervi di uno, ma per le innumerevoli”. Cavour, che voleva fare lo Stato italiano e vi riuscì, fu troppo geniale e sopravanzò l’opera di Mazzini che lavorava alla formazione della coscienza nazionale degli italiani. In questa sfasatura, colta alla perfezione dal fondatore della “democrazia cristiana”, c’è la nostra storia e di uno “Stato senza coscienza”.

tratto da liberal del 18 giugno

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