Giancristiano Desiderio

La maturità di Erostrato

In politica on 24 giugno 2011 at 7:39 am

Guido Trombetti ha forti dubbi sulla validità dei test Invalsi e ha spiegato il perché. In sintesi: i test non sono poi così utili a testare le teste dei ragazzi. Io ho forti dubbi sull’esame di maturità (che in realtà sarebbe un esame di Stato) e spiego perché: promuove nel 99 per cento dei casi, danneggia la scuola ed è la fiera delle banalità. Partiamo dalle banalità.La prima prova è il compito d’italiano. Quest’anno tra le tracce c’era la famosa frase di Andy Warhol sulla fama: “Nel futuro ognuno sarà famoso al mondo per quindici minuti”. E’ stata la traccia più gettonata. Ma, diciamocelo con franchezza, è una stupidaggine. Una volta  – lo ha ricordato Maurizio Stefanini ieri su Liberal –  l’insegnante diede da svolgere a un ragazzino di nome Benito Mussolini il seguente tema in classe: “Il tempo è denaro”. Lo svolgimento fu questo: “Poiché il tempo è denaro, forse sarebbe più utile se lo impiegassi a studiare, piuttosto che a fare temi idioti”.

I ragazzi e le ragazze italiane avrebbero potuto svolgere la traccia sulla cosiddetta profezia del maestro della pop art in modo simile: “E’ vero: nel futuro ognuno avrà il suo quarto d’ora di celebrità. Anzi, siccome il futuro bussa alla porta, io sarò famoso subito. I telegiornali riferiranno che sono stato io lo studente che al tema per la maturità ha scritto: chi ha avuto l’idea di un tema del genere è un imbecille”. Forse, lo studente sarebbe rientrato nell’1 percento dei bocciati ma ingiustamente perché lo svolgimento della traccia sarebbe stato perfettamente in tema e, per di più, avrebbe raggiunto anche l’obiettivo: la fama. E’ un po’ come la storia del pastore Erostrato che era un perfetto sconosciuto ma voleva l’immortalità e per non passare inosservato il resto dell’eternità ebbe un’idea: diede fuoco al Tempio di Artemide che era considerato una delle sette meraviglie del mondo antico.

Difficilmente i posteri, ai quali com’è noto spetta l’ardua sentenza, considereranno gli esami di maturità della scuola italiana una delle sette meraviglie del mondo moderno. Gli esami, infatti, come ho anticipato, danneggiano la scuola: posti, come sono, alla fine del ciclo scolastico, ne vorrebbero essere il coronamento e, invece, ne sono l’inevitabile peggioramento. La loro esistenza da sola basta a condizionare l’insegnamento e l’apprendimento e, in modo particolare, influenza l’ultimo anno di scuola che nei fatti diventa una sorta di corso di preparazione al superamento dell’esame. Basti dire che la didattica prevede, per l’ultimo anno, la simulazione delle prove d’esame. I professori più che degli insegnanti sono una sorta di “preparatori atletici” il cui scopo è formare studenti/atleti capaci di superare le prove.

La ciliegina sulla torta scolastica è rappresentata poi dalla coincidenza tra la figura del preparatore e la figura dell’esaminatore. Le commissioni sono formate da” membri esterni” e “membri interni” che provengono tutti dal mondo scolastico mentre un esame di Stato per conservare un minimo di rigore dovrebbe essere quantomeno extrascolastico. Riuscire a modificare questo sistema inutile è un’impresa erculea, ma chi ci riuscirà (è il mio sogno) diventerà giustamente famoso, quasi quanto colui che appiccò il fuoco nel Tempio di Artemide la notte in cui venne al mondo Alessandro Magno.

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