Giancristiano Desiderio

Alternanza e populismo

In politica on 18 novembre 2011 at 9:53 am

Non è un mistero che il governo Monti sia stato fermamente voluto dal capo dello Stato. Ieri Michele Ainis sul Corriere della Sera lo ha definito esplicitamente il “governo Monti-Napolitano”. Luigi de Magistris, però, ha da subito detto che il nuovo esecutivo “non mi piace” e “non mi ci riconosco”. Contemporaneamente il sindaco ha auspicato che “sia seguito il monito di Napolitano, il quale dice che senza Sud non c’è sviluppo per il Paese”. Così mentre attacca la Lega che sta all’opposizione per “un’operazione furbesca”, de Magistris critica il governo Monti voluto da Napolitano e al contempo utilizza le parole del presidente della Repubblica sul Mezzogiorno e l’Italia per farsi scudo ed ergersi a rappresentante dell’intero Sud. Una “operazione furbesca” che è speculare a quella della Lega e di Bossi. Naturalmente, è fin troppo scontato dire che le critiche mosse al governo Monti sono legittime. Luigi de Magistris, dopotutto, non è l’unico ad aver criticato il neonato governo. Giudizi severi sono giunti da Giuliano Ferrara. Anzi, proprio la posizione del direttore de Il Foglio, che ha parlato di “democrazia sospesa”, è avvicinabile a quella di de Magistris ed è utile per comprendere dove nasce il populismo del sindaco.

Che cosa sostiene Ferrara? In parole povere: il governo Berlusconi era stato legittimato direttamente dal voto popolare e il Cav. si è dimesso senza neanche essere stato sfiduciato dalla Camera, mentre il nuovo esecutivo guidato dal professore e senatore Mario Monti, anche se sorretto da una grandissima maggioranza che mette insieme destra e sinistra, non è un governo democratico nel senso che non è stato votato direttamente dai cittadini. Sarebbe fin troppo facile rispondere a Ferrara che nessun governo è stato mai eletto direttamente dai cittadini e tutti i governi in quanto tali hanno ricevuto la fiducia dal Parlamento perché il regime istituzionale nel quale viviamo è la Repubblica parlamentare. Però, non è il caso di sottilizzare mentre è il caso di badare al sodo della posizione di Ferrara che mette in evidenza che la regola che, di fatto, ha cambiato la nostra democrazia è quella secondo cui i governi sono scelti dai cittadini e i partiti si limitano a fare la politica in Parlamento e quando un governo cade si ritorna dai cittadini per farne un altro. A questa posizione Ferrara ha aggiunto una significativa postilla. Ha detto: “Se il governo Monti farà un buon lavoro io sarò il primo a fare autocritica”. Insomma, la critica di Ferrara è soprattutto di principio e, guardando un po’ più in là, mira a difendere la democrazia dell’alternanza e quel rapporto diretto tra eletti ed elettori che, in verità, proprio la legge elettorale in vigore ha messo in crisi.

La posizione di de Magistris è diversa. La sua critica al governo Monti non è rivolta al modo in cui è nato, bensì alla “maggioranza impraticabile” che lo sostiene e rispetto alla quale “io, in ogni caso, mi pongo in maniera completamente alternativa”. La domanda “che cos’è l’alternativa?” è sbagliata perché bisogna chiedersi “chi è l’alternativa?”. E’ chiaro: de Magistris in persona perché i “governi sono voluti dai poteri forti” mentre lui dà “voce alle persone del paese che soffrono costruendo una politica dal basso”. La Seconda repubblica è fallita o si è “scassata” perché il giusto principio dell’alternanza non è stato separato dal dannoso populismo.

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