Giancristiano Desiderio

La “vergogna” del Pdl e del Pd

In politica on 30 novembre 2011 at 2:23 pm

Hanno vergogna. Sì, proprio così: il Pdl e il Pd un po’ si vergognano del governo e glielo si legge in faccia. Provano vergogna per tre motivi: due opposti e uno in comune. Il Pdl ha vergogna della situazione in cui si è venuto a trovare perché il governo Monti è di per sé la sconfitta del governo Berlusconi. Se l’ultimo governo Berlusconi  – non ce ne saranno altri dal momento che proprio ieri l’ex premier ha annunciato che non si ricandiderà –  avesse fatto bene il suo lavoro, e non negli ultimi mesi ma da quando subentrò al governo Prodi, beh, è fin troppo facile capire che non ci sarebbe stato bisogno di passare la mano. Il Pd ha vergogna perché per la tradizione e la storia che ha alle spalle non riesce a identificarsi pienamente nel governo di Mario Monti e di Corrado Passera. Entrambi i partiti poi, tanto quello dell’ex maggioranza quanto quello dell’ex opposizione, tutto immaginavano eccetto che si sarebbero trovati nella stessa barca parlamentare a sostenere il medesimo governo, così tendono a non lasciarsi prendere troppo la mano e sono guardinghi come se avessero firmato solo una tregua che prima o poi finirà e allora si dovrà riprendere la solita vecchia storia del conflitto politico senza risparmio di colpi proibiti. Ma le cose stanno effettivamente così?

Il governo Monti è ormai un dato di fatto e le forze politiche, senza le quali il governo non solo non esisterebbe ma non sarebbe neanche stato concepito, farebbero bene a “realizzare la cosa” senza fare finta che si tratti solo di una parentesi tecnica ininfluente ai fini della lotta politica. Per dirla con grande chiarezza: l’idea di arrivare alle elezioni del 2013 per proporre agli italiani la formula fallimentare del bipolarismo da guerra civile virtuale è non solo pessima ma anche irrealistica e antipolitica. Nel 2013 le cose, che già oggi sono diverse da ieri, saranno diverse da oggi. La prima diversità è l’uscita di scena di Silvio Berlusconi, vale a dire l’uomo politico che per quasi venti anni è stato il perno e il simbolo del berlusconismo e dell’antiberlusconisno. E’ bene che i due partiti ne prendano atto: l’assenza di Berlusconi modifica la natura della lotta politica e, forse, anche la composizione di schieramenti e singoli partiti.

I due partiti sono trattenuti anche da altri calcoli. Il Pdl pensa all’alleanza con la Lega e il Pd non vuole che alla sua sinistra ci siano avversari. Ma che la Lega non sia più alleato del Pdl lo afferma già con chiarezza la Lega e che alla sinistra del Pd ci sia un mondo che è tanto fuori dalla maggioranza parlamentare quanto suo avversario politico e culturale è un dato di fatto. Il rischio che il Pdl e il Pd corrono seriamente se continuano a vergognarsi del governo Monti è quello di sviluppare un senso di colpa nei confronti dei loro ex alleati fino a diventarne subalterni politicamente e culturalmente. Del resto, è quanto già accaduto sia con i governi Berlusconi sia con i governi Prodi: per quanto partiti minori, erano proprio la Lega e la sinistra radicale a fare l’andatura e a dettare l’agenda. Questo  – chiamiamolo così –  cerchio magico è spezzato dal governo Monti che ha nella sua stessa esistenza la funzione di far fare alla democrazia italiana un passo avanti e non uno indietro. Le forze più mature che lo sostengono, che naturalmente dovranno ritornare a dividersi, ne prendano atto invece di fingere di non conoscere il governo Monti.

tratto da Liberal del 30 novembre 2011

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