Giancristiano Desiderio

La Fornero parli coi fatti

In politica on 21 dicembre 2011 at 2:14 pm

Ci sono un altro totem e un altro tabù che vanno toccati: l’intervista a tutta pagina in cui il ministro di turno annuncia la riforma prima di averla seriamente avviata. Se non si vuole fare nulla, questo è il metodo migliore per farlo. Siccome, però, il governo Monti non è stato ideato e formato per fare ammuina, bensì per tirarci fuori dai guai e rimettere l’Italia in cammino, allora, non c’è altro da fare che lasciar perdere la peggiore eredità dei governi precedenti: il teatrino della politica. A Elsa Fornero, ministro del Welfare, glielo consigliamo caldamente: parli con gli atti e non con le interviste. Non è solo una questione di metodo, ma di funzionamento delle istituzioni.

Per rendersene conto basta considerare quanto è accaduto in questi due giorni. Domenica il Corriere della Sera pubblica l’intervista alla Fornero. Bella, non c’è che dire. Persino elegante. Ma da quel momento le idee messe in campo dal ministro passano in secondo e terzo piano. Hai voglia a citare la bella frase di Lama: “Non voglio vincere contro i miei figli”. Non serve a niente perché i sindacati sono già partiti tutti con la parola d’ordine: “E’ una questione di civiltà: nessuno tocchi l’articolo 18”. Come se garantire il lavoro a tempo indeterminato a chi ce l’ha e dare la possibilità a chi non ce l’ha di avere un contratto a tempo indeterminato rivedendo senza abolire l’articolo 18 fosse una questione di inciviltà. Eppure, è proprio questo che si ottiene quando si annuncia una riforma del mercato del lavoro senza averla ancora fatta: la manipolazione delle parole, delle idee, delle intenzioni. In pratica si ha l’effetto contrario a quello desiderato.

Perché  – è evidente –  il ministro con la sua intervista avrebbe voluto avviare una discussione e un confronto proprio con le “parti sociali” perché un confronto su idee, interessi e valori è proprio una “questione di civiltà”. Però, siamo il Paese che siamo e allora tanto vale prenderne atto e regolarsi di conseguenza. La regola di conseguenza non è il fatto compiuto, ma il più normale lavoro nelle istituzioni, facendo lavorare le commissioni e facendo parlare le carte, i numeri, le cifre. Dopotutto, se questo è un Paese fermo, che non cresce, immobile, non possiamo pensare che in tutti questi anni che crediamo di avere alle spalle la colpa sia stata esclusivamente di quel tale che non c’è più. Una riforma seria del mercato del lavoro non si è mai potuta fare perché i sindacati, difendendo prima i loro interessi e poi quelli dei lavoratori disoccupati, non lo hanno mai permesso. In fondo, oggi i sindacati stanno facendo quanto hanno fatto ieri e ieri l’altro e, tutto sommato, si stanno dimostrando molto meno responsabili dei partiti.

Il governo, dunque, deve adottare uno stile istituzionale, mettendo da parte il dibattito pubblicistico e ogni strategia comunicativa che sono tutte cose che lo conducono, al di là delle intenzioni dei ministri, nello scontro del muro contro muro che era e resta per i sindacati l’opzione migliore per difendere l’indifendibile. La Fornero, come si è visto, non ha nulla da guadagnare a prendere posto nel teatrino della politica sindacale che subito le cambia il profilo professionale e persino quello umano.

tratto da Liberal del 21 dicembre 2011

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