Giancristiano Desiderio

Un Paese in coda

In politica on 14 gennaio 2012 at 2:59 pm

In questo cavolo di Paese c’è l’idea pessima che le ferrovie siano affare dei ferrovieri, che la scuola sia cosa dei professori, che i tribunali siano dei magistrati e, ora come ora, che le farmacie siano affare di famiglia dei farmacisti e che i taxi siano roba dei tassisti. In un paese minimamente decente, invece, le ferrovie, la scuola, i tribunali, le farmacie e anche i taxi sono servizi che hanno come proprio “centro” o riferimento i viaggiatori, le famiglie, gli imputati, i malati e persino i comuni mortali. In Italia tutto questo sembra essere impossibile perché questo è semplicemente il paese dei mercati protetti. Che cosa significa liberalizzare? Liberare i mercati e avere come punto di riferimento i cittadini in vario genere  – l’utenza, i consumatori, i clienti o come altro vogliate chiamare noi stessi –  e non le corporazioni che mirano unicamente a perpetuarsi in saecula saeculorum. Quindi il presidente del Consiglio non abbia paura degli strombazzamenti dei tassisti romani sotto Palazzo Chigi e vada avanti portando un po’ di libertà e sana concorrenza in un Paese che non cammina e non cresce prima di tutto perché non sa più cosa voglia dire cambiare e rischiare.

A proposito di liberalizzazioni, Antonio Polito ha scritto mercoledì scorso sul Corriere della Sera che c’è una pagliuzza nell’occhio dei “piccoli” e dei “privati” e una trave nell’occhio dei “grandi” e dei “pubblici”, che ci sono delle disparità perché si toccano farmacie e taxi ma non si vedono i grandi vantaggi provenienti dalla separazione proprietaria tra Eni e Snam rete gas. Va bene, concordiamo. Ma che facciamo, ci fermiamo perché si è iniziato da qui invece di iniziare da lì? Dunque, invece di riformare rinviamo? Il problema è opposto: iniziamo a riformare. La liberalizzazione dei mercati protetti, dalle licenze dei taxi ai banchi farmaceutici, non diventa ingiusta e inutile perché la separazione tra Eni e Snam “non è una priorità” come ha detto Antonio Catricalà. Verrà anche quel momento. Smettiamola di pensare che una cosa è ingiusta e inutile perché non se ne fa ora un’altra. Il “benaltrismo”  – i problemi sono altri –  non porta da nessuna parte se non a diventare un paese eternamente in coda.

Tuttavia, la protesta dei taxi a Roma e nelle altre città, Napoli ad esempio con Piazza Plebiscito strapiena di auto bianche che sembrano la Montagna di Sale di Paladino, è imponente. Vuoi vedere che hanno ragione da vendere? In verità, la protesta è imponente perché i tassisti sanno come fare per far casino e farsi notare. Basta fare il contrario di quanto fanno quando sono in servizio e non si sa dove siano. Oggi alla stazione Termini ci sono viaggiatori e turisti e pendolari e comuni mortali in coda dietro il nulla. Ma è esattamente quanto avviene tutti i giorni. Ogni santo giorno a Termini c’è una fila che non termina mai: si aspetta il taxi. In altre città europee accade l’inverso: c’è la fila dei taxi che attende i turisti, i viaggiatori, i clienti. Mentre a Parigi o a Londra o a Berlino i taxi aspettano i passeggeri, a Roma e a Napoli e a Milano sono i passeggeri che aspettano i taxi. E non è finita qui. Perché una volta che sono riusciti a salire su un taxi ne scendono imbufaliti e disgustati ripromettendosi di non prenderne altri. Motivo? I costi enormi. Il sovraprezzo. La gita in città non richiesta per strade e stradine alternative che hanno il solo scopo di far salire il tassametro. E l’inchiesta di Striscia la notizia? Ve la ricordate? Gli stranieri erano sistematicamente truffati.

Prendo a caso due righe da un pezzo del sito Corriere.it, anzi dal commento che vi ha lasciato un lettore. Dice: “Vivo a Roma, non guido e prendo spesso il taxi. Lunghe attese al telefono prima, e poi lunghe attese mentre arriva. Tutto a mia spese. Poi, parlano al telefono, hanno la radio accesa ed ad alto il volume, ognuno applica dei supplementi vari ed eventuali. Una volta sono stata insultata in malo modo per aver rifiutato di pagare il supplemento di un euro su UN SOLO bagaglio. Poi c’è chi vuole 2 euro da Termini. E potrei continuare. In sintesi, è un oligopolio nemmeno regolato. La maggiore concorrenza, forse, garantirà un po’ di più l’utente”. Il capo del governo non ha bisogno di consigli ma se è alla ricerca di qualche suggerimento, allora, legga cose come queste o ascolti non i tassisti, i farmacisti, i notai, gli architetti e via fino a ventotto sigle professionali uniche al mondo ma gli utenti, i clienti, i consumatori, tutti coloro che chiedono servizi e trovano disservizi, tutti coloro che cercano opportunità e trovano corporazioni.

Le liberalizzazioni vanno fate sia per principio sia per pratica. E le due cose non sono affatto divise. I provvedimenti potranno avere effetti concreti utili e così saranno stati utilissimi oppure non avranno tutti immediate conseguenze positive ma saranno comunque utili perché stabiliranno in concreto il principio che una cosa si può fare non perché autorizzata ma perché non è vietata. Insomma, o si ritorna alla libera iniziativa o è meglio che chiudiamo baracca e burattini e ci iscriviamo tutti ai sindacati e vediamo cosa sa fare lo zio di Bonanni.

tratto da Liberal del 14 gennaio 2012

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