Giancristiano Desiderio

In difesa di Silvia Deaglio

In politica on 9 febbraio 2012 at 9:31 am

Lo so che vi mettereste volentieri nei panni di Sivia Deaglio che ha 37 anni ed è professore associato alla facoltà di Medicina dell’università di Torino ed è figlia di Elsa Fornero, attuale ministro del Welfare, e Mario Deaglio, noto giornalista, economista e docente proprio lì dove insegnano anche la moglie e la figlia. Però, provate a mettervi “ora” nei panni della professoressa Deaglio, ora che un po’ tutti, vicini e lontani, hanno espresso un giudizio negativo su di lei ritenendola alla meno peggio una privilegiata e una raccomandata e indicandola alla madre come l’incarnazione delle contraddizioni delle sue parole: “il posto fisso è un’illusione”. Ora, proprio ora che il mondo italiano l’ha già condannata dovete provare a sostituirla. Se provate a fare questo esercizio di “simpatia”, nel senso più vero della parola ma anche, perché no, nel senso più comune, capirete sulla vostra pelle che cosa significa essere impiccati per una parola detta, peraltro, da altri. Perché, in fondo, è proprio di questo che stiamo parlando: di una parola che, per ironia della sorte, è “illusione”. Tutto qui sembra essere un’illusione.

Silvia Deaglio ieri al giornalista del Corriere della Sera che l’ha chiamata al telefono per un’intervista ha detto: “Per me parlano le mie pubblicazioni e il mio curriculum che sono accessibili”. Infatti, sia le pubblicazioni  – 93 in 16 anni –  sia il curriculum parlano e dicono che la professoressa Deaglio, da figlia di professori, ci ha dato di gomito a studiare e a studiare e si è fatta strada nel mondo della ricerca e delle accademie non solo italiane. Si è laureata molto presto e, qualunque cosa si pensi del maldestro viceministro Martone, laurearsi presto e darsi da fare nella vita non è di certo una cosa da disprezzare. Se la disprezziamo, allora, significa che vogliamo disprezzarla e ogni discorso non ha più motivo di essere. Ma se guardiamo alle cose senza la rabbia delle passioni, beh, dobbiamo riconoscere che ognuno di noi vuole che il proprio figlio non perda tempo, si laurei presto e cerchi di capire cosa fare in questo mondo, con o senza titoli.

Ma  – si dirà –  la professoressa figlia di professori importanti ha un posto fisso mentre il presidente del Consiglio, il professor Monti, ha detto che il posto fisso è “monotono” e la professoressa-ministro Fornero ha detto che “il posto fisso per tutti è un’illusione”. Tuttavia, anche qui proviamo a non ragionare con la rabbia. Silvia Deaglio il suo posto fisso se lo è guadagnato e se ha avuto un “privilegio” rispetto ad altri è quello di essere figlia di genitori che evidentemente con la tradizione familiare dei loro studi le hanno consegnato in modo quasi naturale un metodo di apprendimento che nel lavoro di tavolino fatto, come diceva Gramsci, di fatica e sacrificio, è decisivo. Vogliamo considerare le tradizioni familiari una colpa? Lo possono diventare se sono un’esclusiva o un monopolio, ma mi pare che proprio questo governo abbia messo in discussione proprio queste rendite familiari di un Paese in cui i figli di farmacisti fanno i farmacisti, di notai i notai, di medici i medici. La verità è che Sivia Deaglio è un modello positivo che con il nepotismo e la parentopoli delle università italiane non c’entra nulla e se la trasformiamo volutamente in modello negativo significa che vogliamo chiudere gli occhi sulla realtà e noi stessi.

Le critiche, però, non finiscono qua. La frase del ministro Fornero vuole giustizia. Intendo dire che bisogna riconoscere che dire “il posto fisso per tutti è un’illusione” è una frase allo stesso tempo vera e banale. Davvero c’è qualcuno che pensa che tutti ma proprio tutti possiamo essere impiegati con un posto fisso? E come vogliamo essere inquadrati: dallo Stato, dal parastato o dal privato? Ma che idea abbiamo non dico dello Stato e dell’economia ma della vita umana nel suo nascere e morire se ci indigniamo per una cosa ovvia come quella di chi dice che “il posto fisso per tutti è un’illusione”? Qualcuno è a conoscenza di un’epoca della storia in cui tutti gli uomini e le donne avevano un “posto fisso”?

Tutto è un’illusione. Ne è passato del tempo da quando si diceva “un milione di posti di lavoro” e se non avessimo perso tanto tempo con la propaganda e se avessimo avuto una classe politica più avvezza alla verità che alla menzogna oggi la verità non ci farebbe così male. Le cose cambiano, proprio come i governi. Solo che noi abbiamo avuto governi che non cambiavano nonostante cambiasse il mondo. Lo scandalo è questo, non la professoressa Deaglio.

tratto da Liberal del 9 febbraio 2012

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