Giancristiano Desiderio

Se la Juve non è più di rigore

In filosofia storia on 17 febbraio 2012 at 12:16 pm

E’ un contrappasso dantesco perfetto. C’è stato un tempo in cui la Juventus godeva del rigore degli arbitri, ora invece ne è vittima. Per essere più chiari: la Signora che in passato ha avuto tanti rigori a favore e tanti rigori a favore per errore o per pregiudizio favorevole ora non ha tanti rigori a favore anche quando sarebbe giusto riconoscerglieli. Si è passati dal pregiudizio favorevole o positivo al pregiudizio sfavorevole o negativo. L’allenatore dei bianconeri, Antonio Conte, ha usato parole vere che, mettendo da parte tifo e faziosità, tutti possono condividere: “Penso che si abbia paura a dare rigori alla Juve e non voglio appellarmi ai singoli episodi. Le situazioni di oggi le ho già viste in campo. Per il Parma non c’è niente, anzi c’è una simulazione di Giovinco che avrebbe meritato il giallo. Su Giaccherini e Pirlo le immagini si commentano da sole. L’aria che si respira è che se non si fischia alla Juve non si sbaglia, se si sbaglia a sfavore della Juve non succede niente, vogliamo essere trattati equamente. Perché questo? Basta andare indietro e c’è la spiegazione. Mi dispiace, comincio in cuor mio ad avvertire delle cose che pensavo fossero superate. Non voglio parlare del singolo episodio, ma di una statistica allarmante”. Lasciamo perdere la statistica e riascoltiamo le parole di Conte che meritano di essere meglio “giocate”.

Una volta si aveva paura a non dare rigori alla Juventus. Oggi è il contrario: si ha paura a dare rigore alla Juventus. Davvero un contrappasso esemplare degno della colpa di cui parla l’arcaico detto di Anassimandro. Come se le condanne inflitte al club degli Agnelli non fossero mai esistite e, invece, fosse proprio questa la vera condanna che la Signora sta scontando. Ancora. Una volta gli arbitri nel dubbio fischiavano perché tanto l’errore non era considerato tale. Anzi, se non avessero fischiato avrebbero senz’altro sbagliato. Oggi è il contrario: nel dubbio l’uomo con il fischietto non fischia, oggi a differenza di ieri è meglio non concedere il rigore alla Juventus. La paura è cambiata, anche se ieri come oggi la Juventus continua a fare paura. Solo che ieri la paura la favoriva e oggi la sfavorisce. E’ un bel guaio, non c’è che dire. Non solo per la Juve e i tifosi bianconeri ma anche, naturalmente, per gli arbitri e soprattutto per il calcio che diventa sempre meno rigoroso.

“Noi sviluppiamo 70-75 minuti nella metà campo avversaria  – sostiene Conte –  e fino ad ora siamo la squadra che ha avuto meno rigori in assoluto. Anche le ultime in classifica ci precedono in questa graduatoria”. Da parte sua Andrea Pirlo, che ha subito il fallo non visto, giura e giura che “era rigore evidente, ho coperto la palla e ho sentito una ginocchiata dietro la schiena, pensavo fosse rigore ma comunque andiamo avanti”. Ad oggi, dopo 22 partite, la Juventus ha avuto un solo rigore a favore: “Non vogliamo regali da nessuno ma solo equità  – dice il centrocampista -.  Vogliamo che vengano fischiati rigori chiari. Non ci sentiamo vittime, ma questi episodi possono aiutare quando non si riesce a sbloccare una gara”. La Juventus è rincorsa dal suo passato. Non si può escludere il pregiudizio sfavorevole nei suoi riguardi ma non si può neanche fare a meno di considerare che le pur sensate riflessioni di Conte e Pirlo sembrano essere il riflesso condizionato dal passato più che una giusta rivendicazione. In sostanza, è come se sulla storia della Juventus e sul calcio italiano si fosse abbattuta una sorta di nemesi storica o vendetta del Gioco che per sua natura non tollera padroni. Chi ha sempre avuto in mano le redini del gioco, ora non le ha più. Se prima vinceva facile, ora deve faticare il doppio.

Il fallo in aria di rigore ha due sbocchi fondamentali: o è trasformato in tiro dal dischetto o passa in cavalleria. Il fischio dell’arbitro che concede o nega il rigore è di per sé fonte di dubbi e polemiche. Nella decisione dell’arbitro è insita la possibilità dell’errore. E’ solo un’illusione l’idea che vorrebbe eliminare la possibilità dell’errore con il ricorso alla tecnologia spinta fino a bordo campo. Ciò che rende possibile il calcio e ciò che rende possibile proprio l’azione calcistica sulla tre quarti avanzata fino ad entrare in aria di rigore è proprio l’esistenza dell’inganno, la possibilità di vedere e non vedere, la finta, la simulazione, la dissimulazione. Provate a togliere questo elemento dal calcio e vedrete che toglierete il calcio stesso. In campo non c’è una rigida regola logica fondata sulla razionalità necessaria, bensì una logica che si basa sulla contingenza. Il principio ontologico del calcio non è l’astratto principio di non contraddizione ma il concreto principio di ragion sufficiente. Volendolo dire con due nomi di filosofi si può dire che il calcio non si basa su Spinoza ma su Leibniz. La regola del gioco è la seguente: il contrario di quanto accade è possibile. Ecco perché nessun punto di vista superiore  – l’arbitro tecnologico, il moviolone e roba simile –  può adeguare quanto accade in campo. Il rigore del calcio dipende proprio da questa sua natura in cui i giocatori possono essere distinti dal Gioco proprio come i mortali sono distinti da Dio. La colpa che oggi la Juventus paga è proprio la sua antica presunzione di essere una squadra superiore alle altre squadre e alla quale si doveva un surplus di rispetto. Una colpa che non è stata commessa solo dagli juventini ma anche da tanti arbitri che non avevano afferrato bene il Concetto del rigore del calcio.

tratto da Liberal del 17 febbraio 2012

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