Giancristiano Desiderio

Il potere corrotto dalla Lega

In politica on 5 aprile 2012 at 12:36 pm

La massima più nota di Giulio Andreotti recita: “Il potere logora chi non ce l’ha”. Però, siccome è una frase ironica, dice il contrario di quanto dice: il potere corrompe chi ce l’ha. Allora, non c’è rimedio? Non è vero. La storia di questo Paese è ricca di uomini politici e di Stato  – dunque, di potere –  che non sono stati neanche sfiorati dalla corruzione. Del primo presidente della Repubblica, Enrico De Nicola, si ricorda che il cappotto che indossava era “rivoltato”. Un presidente del Pli, e ministro della Pubblica istruzione, Salvatore Valitutti, morì nella sua casa romana che aveva preso in affitto. Il potere corrompe chi si lascia corrompere o non sa usare il potere. Questo, a ben vedere, è il “delitto” più grave. Indro Montanelli diceva una cosa molto vera e molto amara: noi italiani corrompiamo anche il potere. E’ questo il caso della Lega? Sono propenso a togliere il punto interrogativo.

La Lega  – e Bossi –  è un partito che si è presentato sulla scena pubblica come il Rimedio di ogni male. E’ stato il partito onesto contro i partiti disonesti, il partito efficiente contro i partiti inefficienti, il partito del Nord operoso e trasparente contro i partiti del Sud sfaticato e omertoso. La Lega per (auto) definizione ce l’aveva duro. Ma tutta questa durezza a cosa è servita? Non voglio continuare su questa falsariga altrimenti si finisce nella volgarità, sia pur ironica. Qui non è il caso di far dell’ironia cioè di fare finzioni calcolate e pedagogiche. Qui è il caso di dir le cose come stanno: la Lega è stato un pessimo partito di governo. O erano sbagliate le promesse (sul futuro) o erano sbagliate le critiche (sul passato) o erano sbagliati gli uomini (del presente). Comunque sia, resta il fatto, politico e storico, che la Lega ha mancato il suo appuntamento con la storia della Repubblica italiana.

Un tesoriere corrotto e inefficiente  – o troppo efficiente? –  si cambia, ma come si fa a cambiare un’intera classe dirigente e una fallimentare politica di governo senza dichiarare la bancarotta politica e umana del partito? Le idee di Gianfranco Miglio si potevano condividere o non condividere ma erano idee che furono liquidate da Bossi come “scorregge nello spazio”. Ancora una volta: lasciamo perdere le volgarità. Ma ancora una volta resta in evidenza il fatto che il partito dell’Anti-sistema è diventato il partito integrato nel Sistema, integrato a tal punto che proprio il partito del cambiamento è diventato il partito dell’immobilismo che non mira a governare ma, prima di tutto, a conservare le cose così come stanno perché ora al potere ci siamo noi. Eccolo qui il motivo del potere corruttivo del potere spinto a tal punto da diventare una corruzione dello stesso potere che diventa così inutile: la insostituibilità o l’incapacità di lasciarlo. La corruttela non è del potere  – questo è perfino banale dirlo –  ma di chi lo esercita senza un fine che non sia la sua usurante conservazione. Il più delle volte la corruzione o i cattivi costumi e la differenza tra la maschera e il volto hanno la loro ragion d’essere negli uomini che sono diventati indegni di esercitare il potere e che vi permangono anche in forza o proprio in forza del loro personale e storico fallimento. E’ una verità che solo in parte ci riscatta perché è amara e, senza ipocrisie, sentiamo battere alla porta della più grande storia nazionale.

tratto da Liberal del 5 aprile 2012

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