Giancristiano Desiderio

Il cervello piccolo

In politica on 10 maggio 2012 at 12:22 pm

Da una parte il presidente Napolitano che nel giorno dell’anniversario della morte di Aldo Moro ricorda la vittoria dello Stato sul terrorismo e ammonisce che “la tensione sociale non può giustificare il terrorismo” e chi pensa di precipitare ancora una volta l’Italia negli “anni di piombo” sappia che è un’illusione perché “lo Stato e i cittadini non si lasciano intimidire”. Dall’altra il documento dei Gap che sul sito di Indymedia non rivendica l’attentato al manager di Ansaldo Nucleare Roberto Adinolfi ma lo approva, lo appoggia perché “un altro infame rappresentante del capitalismo è stato Gambizzato” e quindi “non piangiamo gli sfruttatori e i loro servi, anzi, ci rallegriamo che loro signori non si sentano più così tanto protetti come in questi ultimi tempi!”. Da una parte un capo di Stato che mette al servizio del suo Paese e della sua gente la sua esperienza di politico e la sua saggezza di uomo e forse anche il dolore della sua generazione e i suoi stessi errori. Dall’altra una mano ignota che sposa l’odio sociale e la violenza politica e per la quale, a questo punto della storia nazionale, non vale neanche più l’angosciante dolore del Figlio che si rivolge al Padre chiedendo di perdonare “perché non sanno quello che fanno”.

La frase gappista  – Gap sta per “gruppi armati proletari” –  è tanto farneticante quanto odiosa ma nel suo fanatismo conserva una logica di ferro che è propria di chi si è consumato il cervello nel veleno della malafede credendo di essere il sale della terra e il senso del mondo. Il ministro degli Interni ha riferito in Parlamento e ha fatto le sue considerazioni, le sue osservazioni, le sue analisi. Tutte cose giuste che richiamano l’attenzione sugli “accenti di stampo anticapitalista, che riecheggiano toni e argomenti dell’area antagonista più estrema”. Al ministero si chiede di cercare, controllare, verificare, reprimere, anticipare. In questi anni di Seconda repubblica che abbiamo alle spalle è questo un lavoro che è stato fatto, anche se in questi anni post-ideologici altri due italiani come Massimo D’Antona e Marco Biagi sono stati uccisi dall’odio fattosi fanatismo e logica di risentimento. Ma noi che siamo solo cittadini abbiamo un altro dovere che è quello, anzitutto, di unirci alle parole del presidente della Repubblica e rifiutare con sdegno quel documento del sito di Indymedia mostrandone tutta la vigliaccheria e la incultura che vi dominano. Il terrorismo è prima di tutto questo: un cervello piccolo che crede di essere grande. La stupidità ideologica e terroristica di oggi è ancora più stupida di quella di ieri perché non vuole beneficiare degli errori altrui e rifiuta di educarsi a pensieri più veri e più giusti che sono sorti dalla critica dell’ideologia passata. Purtroppo, è proprio questo il fanatismo della logica terroristica, la sua assenza di capacità e volontà a vedere il mondo senza la sua malafede. Perché il terrorista  – sia quello in atto sia quello logico –  ritiene di essere l’uomo vero e l’uomo giusto che deve odiare e uccidere lo sfruttatore colpevole. L’analisi di questa legge è spietata. Viene in mente quanto scriveva Felice Chilanti nel romanzo La paura entusiasmante descrivendo l’analisi della situazione secondo le leggi scientifiche del marxisimo-leninismo: “L’analisi guidata da quelle ‘leggi’ dava sempre il medesimo risultato, mostrava un catastrofico quadro d’errori, miserie, colpe dei nostri avversari, e da ultimo gli obbiettivi, finale roseo trionfale, pace giustizia felicità votando a quel modo”. Ma a quando risale il romanzo di Chilanti? Millenovecentosettantuno: 1971. Prima degli “anni piombo” già si sapeva tutto perché tutto era stato già smontato. La logica fanatica del terrorismo, figlia diretta delle “leggi scientifiche” del marxismo-leninismo  – che è a sua volta un’invenzione di Stalin per dare al suo Stato sovietico una dottrina –  era già stata sconfessata non solo dagli avversari ma anche dal proprio interno con confessioni, testimonianza, critiche, ravvedimenti, fuoriuscite, divisioni, spaccature. Né ieri né oggi ci si può appellare all’innocenza. Il comunismo ha perso la sua innocenza molto presto e la scusa “l’idea è bella ma è realizzata male” non sta in piedi perché il male è già nell’idea.

Nella storia nazionale e più in particolare nella storia politica italiana c’è qualcosa che non si riesce a superare. La mala pianta del terrorismo rinasce con troppa frequenza e ogni volta che la mano ridiventa armata si deve constatare che c’è un retroterra di idiota incultura che è pronta a giustificarla ed a stimolarla. E’ qui che c’è qualcosa che non va: nella cultura politica. Nonostante le condanne della violenza salta sempre fuori un universo di risentimento che trova comodo abbeverarsi all’idea di una cultura altra e superiore che è destinata alla vittoria una volta eliminati gli sfruttatori. Forse, questo micidiale meccanismo non può essere debellato del tutto perché è un po’ come mettere le “brache al mondo”. Ma che sappia, per ripetere le parole di Giorgio Napolitano, che lo Stato e i cittadini non si lasciano intimidire.

tratto da Liberal del 10 maggio 2012

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