Giancristiano Desiderio

Per non morire berlusconiani

In politica on 24 maggio 2012 at 12:12 pm

La prima volta che Sandro Bondi presentò le dimissioni c’erano stati i crolli a Pompei. Oggi la situazione non è diversa: sempre di crolli si tratta e, visto lo scenario, non è ingiusto parlare di “ultimi giorni di Pompei”. Naturalmente, oggi come allora, Silvio Berlusconi ha respinto, insieme con Angelino Alfano, le dimissioni ma il problema del Pdl non sono le dimissioni di Bondi. Il problema del Pdl è il Pdl. Tutti lo sanno. Soprattutto, lo sanno gli elettori che ogni volta che si presenta l’occasione del voto dicono “ciao ciao” e o si astengono o cambiano cavallo. Ecco perché il Cavaliere ha in mente  – una volta diceva e scriveva: “L’Italia che ho in mente”, ricordate? –  una trovata delle sue per cavalcare la voglia matta dell’onda antipolitica: una lista civica forzista, un nuovo predellino, gli alfieri della libertà e roba similberlusconiana già vista e già fritta. Un progetto che va bene per Berlusconi. Ma ciò che va bene per Berlusconi può andar bene anche a Fitto, a Frattini, allo stesso Alfano? Se la Seconda repubblica, caratterizzata dal berlusconismo e dall’antiberlusconismo, è finita, è mai possibile che la ricetta giusta per pensare e agire in politica per l’Italia sia ricominciare tutto daccapo con gli stessi errori che ci hanno condotto fin qui, ad un passo dal bagno nel mar Egeo?

In ciò che rimane del Pdl ci sono tante cose e non tutte in accordo tra loro. Fino a quando il Pdl era al governo e aveva potere  – Feltri direbbe “menava il torrone” –  le anime in conflitto erano acquietate dal governo e dagli incarichi. Ora, però, che a Palazzo Chigi c’è Mario Monti e che il Cavaliere è un leader stanco con un grande avvenire dietro le spalle, il Pdl si sfalda e lentamente muore. Non è una novità. Tante volte è stato detto e scritto: quando lui non ci sarà più (politicamente) il partito imploderà, si scioglierà come un gelato a Ferragosto. Anche questa, però, è stata una previsione parziale perché nei fatti che abbiamo davanti il Cavaliere non è né dentro né fuori ma un po’ dentro e un po’ fuori e la sua intenzione è quella di rimettersi a fare politica con gli strumenti del marketing e della comunicazione, dei sondaggi e delle scienze sociali applicate alla propaganda. E’ lo scenario peggiore per chi  – come i tre citati sopra: Alfano, Fitto, Frattini ma altri se ne possono aggiungere –  ha in mente un’altra Italia e un’altra politica. E’ lo scenario da evitare per chi si vuole rivolgere ai cattolici, alle famiglie, alla storia italiana, alle virtù della moderazione politica e a quel senso del limite da cui vengono al mondo le cose migliori per vivere e crescere. Insomma, se i cattolici che oggi albergano nel Pdl asseconderanno il nuovo programma antipolitico berlusconiano e si accoderanno al nuovo vecchio Berlusconi per loro il destino sarà segnato: essere ancora una volta al servizio del Cavaliere. Ma con una novità consistente: non si ritroveranno in un grande partito berlusconiano come nel passato bensì in un medio partito berlusconiano al di sotto del 20 per cento. Conviene a Fitto, Frattini, Alfano intraprendere questa strada?

In politica non solo bisogna sapere quando “scendere in campo” ma anche quando “uscire di scena”. Prima che sia troppo tardi. La vera colpa di Umberto Bossi è stata proprio questa. Silvio Berlusconi si avvia a ripetere lo stesso errore del suo amico in canottiera. Ma i più giovani tra i berlusconiani, quelli che sono venuti al mondo non con la prima ora ma con la seconda e con la terza, quelli che ancora non c’erano quando si parlava di “rivoluzione liberale” e quando Lucio Colletti era ancora tra noi, ecco questi  – diciamo così –  della seconda decade della Seconda repubblica perché non valutano l’idea di crescere e di “scendere in campo” autonomamente? Possibile che non capiscano che ora è il momento di creare un’altra forza politica che abbia come punto di riferimento le virtù moderate del cattolicesimo liberale? Tanto per prendere in prestito uno slogan di un certo successo: se non ora, quando?

Non è più tempo di rivoluzioni, non è più tempo di predellini, non è più tempo di illusioni. Ora è il tempo della responsabilità e della unione dei moderati. Il modo per farlo è quello classico: credere nelle proprie idee, assumersi dei rischi e garantire appoggio e continuità al governo Monti. E’ quasi un appello: chi crede nella necessità di ridare forza e nuova vita alle ragioni dei moderati deve pur opporsi ad un programma antipolitico come quello che Berlusconi ha in animo di rilanciare per tenere in piedi quel che resta del suo predellino e della sua forza di interdizione pubblica. I più giovani tra i cattolici liberali del Pdl oggi si giocano tutto: il loro passato, il loro presente, il loro futuro. Se voglio crescere e dire qualcosa al mondo non possono fare altro che fare ciò che ogni uomo è chiamato a fare per diventare adulto: “uccidere il padre”.

tratto da Liberal del 24 maggio 2012

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