Giancristiano Desiderio

Una Nazionale “immacolata”

In politica on 2 giugno 2012 at 12:33 pm

E’ tutto qui. E’ tutto in questo “attacco” del libro di Enzo Palladini, Azzurro, del 2002 che mi è capitato in questi giorni tra le mani: “Bianca, raffazzonata e senza una lira. Così era la prima Nazionale italiana, quella dei pionieri”. Centodue anni dopo  – la Nazionale venne al mondo, cioè sul campo di calcio nel 1910 –  la lira non c’è più ma ci sono comunque tanti soldi che il calcio è completamente cambiato, tanto che non si chiama più calcio ma calcio-scommesse. Centodue anni dopo è tutta un’altra storia, tanto che il ct della Nazionale, Cesare Prandelli, ipotizza che, “se serve”, gli Azzurri possono anche non partecipare agli Europei. I telegiornali poco fa dando la notizia specificavano che si tratta di una provocazione. Ma provocazione o meno, fa impressione. Perché questa Nazionale che non dovrebbe prender parte agli Europei sembra un preannuncio di una nazione che esce dall’euro. Solo coincidenze, si dirà, ma anche le coincidenze hanno i loro significati. Chi scommetterebbe più su una nazione la cui Nazionale, unica nella storia del calcio, non prendesse parte agli Europei per la corruzione dei suoi giocatori?

Gli assegni di Buffon ad una tabaccheria-ricevitoria di Parma fanno ancora più impressione. Fiorello nella sua singolare rassegna stampa con i suoi amici all’edicola ha detto: “Ammazza, quanto fuma”. Una battuta, ma il rischio è che si mandi in fumo una grande carriera di un portiere che sembra aver il destino da grande portiere fin dal nome: Buffon sembra fatto apposta per parare. Chissà se saprà parare anche questo tiro che forse Edmondo Berselli avrebbe definito “il più mancino dei tiri”. Quei tiri a “foglia morta” che partivano dal piede di Mariolino Corso detto “il piede sinistro di Dio” e insaccavano il pallone sotto la traversa proprio mentre sembrava che la palla fosse destinata alla tribuna. Quando giocava Corso c’erano Mazzola e Rivera e Giri Riva detto “rombo di tuono” da Giovannino Brera. Cronache calcistiche orami diventata un pezzo di storia e un bel pezzo di letteratura italiana del Novecento. Un modo bello e ancora più bello per ricordare il calcio di ieri. Oggi? La cronaca sportiva lascia il campo alla cronaca giudiziaria e anche se c’è chi medita vendetta bisogna riconoscere che gli stessi giocatori hanno rivelato le loro scommesse e i loro trucchi, mentre le fotografie di giocatori importanti e della Nazionale con uomini che hanno messo le mani sul calcio marcio sono di una tristezza infinita. Se si mette in forse la partecipazione della Nazionale agli Europei non va dimenticato che anche alla vigilia dei Mondiali ci furono polemiche perché ancora una volta gli scandali sfioravano gli Azzurri. Nelle ultime edizioni dei Mondiali è regolarmente accaduto. La risposta del campo nel 2006 fu la vittoria a Berlino contro la Francia e la follia di Zidane.

La provocazione di Prandelli fa il paio con la provocazione del presidente del Consiglio: “Il calcio si dovrebbe fermare due o tre anni”. Così, tutti fermi: niente partite, niente scommesse. Ma la risposta migliore dovrebbe essere ancora una volta quella del campo: dunque andare in Polonia e Ucraina per vincere. Il famoso motto olimpico in questo caso va capovolto: l’importante non è partecipare ma vincere. La vittoria sarebbe esaltante, inebriante, coinvolgente e come spesso, anzi, sempre accade in Italia in questi momenti di euforia nazionale, tutto verrebbe dimenticato. Non è forse accaduto proprio così con la vittoria di sei anni fa? La più brutta Nazionale di sempre  – è bene dire le cose per ciò che furono, ma va anche detto che fu il più brutto campionato mondiale di sempre, unica vera stella quella di Zidane –  tornò dalla Germania in trionfo e nessuno poté dire più nulla. Oggi qualcuno è disposto a scommettere qualcosa sulla Nazionale di Prandelli (che, comunque vada, è un galantuomo)? Qualche puntatina la farei anche io, ma non chiedetemi di staccare assegni milionari.

La provocazione di Prandelli andrebbe accolta e integrata: se serve possiamo andare agli Europei con una Nazionale di non professionisti. Sarebbe la cosa migliore, soprattutto sarebbe il trionfo della sportività. Già è stato deciso che i giocatori coinvolti nell’inchiesta sul calcio-scommesse non prenderanno parte al torneo europeo. Dunque, prendere parte agli Europei con una squadra di non professionisti sarebbe in linea con le decisioni fin qui assunte. Di buoni calciatori ce ne sono e potrebbe essere un modo per rinnovare la “rosa” e offrire un’occasione a chi continua a giocare a pallone per il gusto di giocare a pallone. Il calcio sarà salvato, se sarà salvato, dai dilettanti. Il professionismo, dopo un po’, snatura quasi tutto, soprattutto se perde il contatto con la vita e la sua interna lotta per essere migliore di com’era. La prima Nazionale italiana, quella del 1910, quando al governo c’era Giolitti, era composta tutta da dilettanti (anche perché il calcio dei professionisti non esisteva ancora) e indossava una maglia bianca perché le maglie colorate costavano sette centesimi più di quelle bianche e la Federazione non poteva permettersi una tale spesa, praticamente uno spreco. Centodue anni dopo bisognerebbe ricominciare da quelle maglie immacolate.

tratto da Liberal del 2 giugno 2012

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