Giancristiano Desiderio

La sovranità europea

In politica on 13 giugno 2012 at 2:24 pm

L’Europa è stata chiamata in passato “comunità” e oggi è “unione”. Non sempre, però, i nomi tengono fede alle cose che nominano. Oggi l’Europa è giunta ad un bivio importante della sua storia, forse quello decisivo: o si sfalda o nascono finalmente gli Stati Uniti d’Europa. Le cronache giornaliere confermano questo stato febbrile che attraversa gli Stati europei che al momento fanno parte dell’Unione ma non sono ancora Stati Uniti d’Europa come, al di là dell’Atlantico, ci sono gli Stati Uniti d’America. Cosa deve accadere per “completare” la storia del caro vecchio continente europeo? Superare un equivoco: credere che possa nascere l’unione politica degli Stati europei senza il sacrifico economico-finanziario del Paese più ricco.

Fino ad ora la crisi del debito e la crisi finanziaria è stata affrontata con il metodo della toppa. Si mette una toppa alla meno peggio la dove si apre una falla. E’ accaduto con la Grecia, con la Spagna e c’è chi dice che dovrà accadere anche con l’Italia. La notizia di un “aiuto” all’Italia è stata smentita ed ha provocato la reazione giusta e risentita del nostro presidente del Consiglio. Tuttavia, al di là del “caso italiano”  – c’è sempre un caso italiano nella storia dell’Europa –  è evidente che la strategia della toppa o del “pronto intervento” (anche se il ministro Passera ha fatto notare che l’intervento europeo è sempre in ritardo) è ormai logora: non ce la fa più a stare dietro ai fatti, ai debiti, alle crisi. Del resto, il passaggio dai singoli casi alla crisi del sistema dell’euro  – la cosiddetta eurozona –  è fin troppo naturale e scontato. Se prima a dare tre mesi di vita all’euro era stato Soros, ora è Lagarde, direttore del Fondo monetario internazionale, a dare lo stesso “crono programma” all’Unione europea dicendo che le cose da fare vanno fatte presto e bene in tre mesi o tutto sarà vano. Dunque, non siamo alla fine dell’euro e dell’Europa unita come l’abbiamo conosciuta a partire dal secondo dopoguerra, ma siamo sicuramente all’inizio della fine che, come in tutte le cose che finiscono, ha davanti il bivio già ricordato: o lo sfascio o gli Stati Uniti d’Europa. La “terza via” è illusoria.

Il presidente Napolitano parlando dall’Europa dell’Est, in Polonia, posto di fronte al dramma europeo non si di certo tirato indietro. Ha detto: “Al prossimo consiglio europeo servono sforzi congiunti perché sia un vertice di svolta, un impegno solidale per la difesa dell’euro e di sostegno ai Paesi che hanno problemi e un maggior peso di debito sovrano. Non si può ridurre la responsabilità europea ad una coppia di Paesi, seppur molto legati ed influenti, come Francia e Germania”. Questa fase della storia europea appare superata dai fatti e la prospettiva di continuare con la “strategia della toppa” facendo la colletta tra i vari Stati per soccorrere ora questo ora quello dei suoi membri ci conduce alla fine di euro, eurozona ed Unione europea. Ancora un passo e, come dimostrano le cronache giornaliere con polemiche tra governo e governo, ministri e ministri, la situazione è pronta a scappare di mano in modo irrimediabile. A quel punto, al di là del falso problema “che cosa accadrà se non ci sarà più l’euro”, ci sarà un fuggi fuggi generale con l’Unione che diventerà materialmente e moralmente Disunione e il risultato sarà un salto indietro di cinquanta o cento anni, quando l’Europa aveva dietro di sé le macerie della distruzione della guerra o davanti a sé due conflitti mondiali. Insomma, come è stato autorevolmente detto, la questione dell’Europa coincide con la questione della pace e non ci vuole molto a capire  – lo dovrebbe capire anche un liceale –  che la fine dell’euro e dell’Ue sarebbe anche la fine della pace duratura in Europa. Uno scenario apocalittico, un “calice amaro” che allontaniamo da noi come si allontanano i cattivi pensieri che pur ci visitano.

Non resta che proseguire sulla strada europea per uscire dall’Europa tutta economia e costruire l’Europa anche politica e istituzionale. E’ una strada che è nelle cose stesse, nell’idea stessa di Europa. Ed è una strada sulla quale il ruolo della Germania è inevitabilmente determinante. E’ il Paese più grande, più forte, più ricco. E’ il cuore stesso dell’Europa, è al centro del vecchio continente anche geograficamente. Pagherà di più? Pagherà di più. Ma pensare che si possa fare l’Europa politicamente unita senza che il Paese più forte e ricco non paghi i debiti degli altri Paesi più deboli e poveri significa avere un’idea astratta e libresca della storia politica e morale. Credere che per fare l’Europa politicamente unita  – gli Stati Uniti d’Europa –  si debba attendere che tutti gli Stati membri abbiano i conti perfettamente in ordine significa guardare alla storia degli Stati e delle nazioni come si guarda alle bocce di un biliardo o alla geometria euclidea. Se è proprio questa la malattia dell’Europa, ossia la sua unica dimensione economico-finanziaria, come è possibile credere che la soluzione sia nella stessa malattia? La crisi del debito sovrano si supera realmente mettendo mano alla sovranità degli Stati per ridefinirla e far nascere una sovranità più grande: la sovranità europea. E’ questa la sfida che gli europei hanno davanti, se non vogliono ritornare pericolosamente indietro.

tratto da Liberal del 13 giugno 2012

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