Giancristiano Desiderio

L’ottimismo delle cicale

In politica on 22 agosto 2012 at 9:04 am

Le reazioni italiane ai giudizi delle agenzie di rating sono sempre singolari e sorprendenti. Quando il giudizio è negativo e l’Italia è declassata, come è avvenuto a metà luglio, prevale un atteggiamento a metà strada tra lo scetticismo e la boria. Tipo: ma chi sono queste agenzie di rating? Quando lo scenario si capovolge e il giudizio diventa positivo e l’Italia è promossa, allora allo scetticismo subentra la fede e alla boria l’apprezzamento. Tipo: lo dicono anche le agenzie di rating! Vedrete che accadrà così anche questa volta che Moody’s e Fitch hanno indicato il 2013 ormai alle porte come l’anno della “salvezza italiana”. Si dà il caso, però, che sia nel bene sia nel male, le agenzie di rating non sono l’oracolo di Delfi. Dunque? Dunque, come in ogni cosa di questo basso mondo è giusto nutrire pensieri più laici e avere comportamenti più seri, lasciando i voli pindarici giusto ai pochissimi poeti che se li possono permettere.

Tanto per cominciare le agenzie di rating, che non profetizzano ma tutt’al più riflettono sui dati in loro – e nostro – possesso, non hanno annunciato la salvezza indiscussa dell’Italia, insieme con Spagna e Portogallo, nel 2013 ma hanno più seriamente detto che la fase di aggiustamento dei conti è andata più o meno bene e ora si deve puntare con maggior determinazione sulla politica delle riforme altrimenti – possiamo aggiungere tranquillamente noi – l’Italia non sarà salva né nel 2013 né nel 2014 e neanche alle calende greche che non sono più ormai un modo di dire ma riguardano, come si può immaginare, la più drammatica salvezza della Grecia. Tra i giudizi di metà luglio (il declassamento) e il giudizio di Ferragosto (la salvezza) non c’è di mezzo il mare ma una perfetta continuità che riguarda, guarda caso, l’affidabilità dell’Italia e degli altri paesi iberici che hanno fatto un buon lavoro ma se non vogliono vanificarlo hanno l’obbligo di continuare a lavorare con serietà e responsabilità. Sia Moody’s sia Fitch hanno posto l’accento proprio sul lavoro ancora da compiere. L’apprezzamento dell’autorevolezza del nostro presidente del Consiglio da parte di David Riley di Fitch va proprio in questa direzione. Insomma, davvero proprio niente di nuovo sotto il cielo di agosto: l’Italia si salva – e si salva con le sue forze, anche se non solo con le sue forze – solo e soltanto se si continua a lavorare con serietà sui conti e incidendo sull’economia reale che è la sola fonte della agognata crescita. Come era serio il giudizio di luglio, così, per chi sappia leggerlo senza finzioni, è serio il giudizio di agosto delle agenzie di rating e siccome agosto è il mese delle cicale è bene che si sappia che passato agosto dovranno passare anche le cicale. Il problema è tutto qui.

Chi canta – canterà – l’annuncio della salvezza dell’Italia e si appropria del giudizio di Moody’s trasformandolo in un oracolo è una cicala fuori stagione. La politica italiana è affetta da un eccesso di spirito ermeneutico che troppo spesso porta tutti fuori strada considerando solo le interpretazioni e tralasciando i fatti. Quasi come se fosse vera la sentenza di Nietzsche: «Non ci sono i fatti, esistono solo le interpretazioni». È bene, invece, tener presente che i fatti ci sono ed è ancor meglio tener presente che nel recente passato è stata proprio la deliberata ignoranza dei fatti a condurci ad un passo dal disastro greco. I fatti sono terribilmente vendicativi. È bene allora correggere quella celebre sentenza secondo lo stile più solido della tradizione storica italiana – che del resto anche i tedeschi si tengono stretta – e dire che esistono sia i fatti sia le interpretazioni e il buon senso vuole che sia più utili accordarli al meglio. Il risultato del governo Monti non ci porta in un luogo in cui la frittata si girà e il passato è dimenticato, bensì rappresenta fin da ora il punto di partenza imprescindibile per la continuazione di una politica virtuosa in cui la credibilità di Monti deve essere impiegata – ecco il punto – per mettere mano a quelle riforme o cambiamenti in cui lo stesso governo in carica non ha avuto il coraggio o la forza di metterci le mani. La salvezza comincia da qui.

tratto da Liberalquotidiano.it del 22 agosto 2012

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