Giancristiano Desiderio

La capitale del falso non è più Napoli

In politica on 30 agosto 2012 at 9:29 pm

Il turco napoletano esiste veramente. Non vive a Napoli ma a Bodrum. Non si arrangia per campare ma ha un’impresa molto ben avviata. Non finge di essere ciò che non è ma dichiara con orgoglio che produrre e vendere cose false e belle come le vere è la sua specialità. E’ l’uovo di Colombo. Da quando Orhan Pamuk ha vinto il Nobel per la letteratura e i suoi romanzi sono diventati prodotti di massa come le borse Vuitton e Hermes autenticamente false fatte a Istambul e vendute nelle boutique di Bodrum si sa che la Turchia è un centro commerciale che falsifica praticamente tutti i marchi europei da Prada a Hermes. Tuttavia, una cosa è sapere e un’altra vedere: vedere non un semplice tarocco ma un sistema industriale e commerciale uguale all’Occidente con una sola differenza. La contraffazione.

Bodrum è una cittadina di mare di trentamila abitanti. D’inverno. D’estate è un altro mondo: più di un milione di anime e corpi che di giorno si bagnano nelle acque turchesi che piacquero ad Omero e i suoi dei e di notte adorano l’unica divinità del mondo antico ereditata dal mondo moderno: il Falso. Tutti sanno tutto: chi vende, chi compra, chi controlla. “Bello vero? Qui tutto è contraffatto” mi dice il proprietario di una delle boutique della “piazzetta” di Bodrum che espone marchi come Ferragamo, Prada, Armani, Fendi, Vuitton, Hermes, Burberry. Dargli torto non è possibile: anche se vende il falso, dice la verità. Le borse, che sono la specialità nella specialità, sono belle come le originali, compresa la pelle, il tessuto e la qualità. “Queste, però, costano molto meno rispetto alle vere” e questo è un altro aspetto importante: perché è vero che costano molto meno ma è altrettanto vero che costano. Il falso turco, proprio perché è un prodotto industriale ideato, confezionato e commerciato, non è un pacco o un pezzotto o un banale tarocco: è un oggetto ricercato che non è venduto dai marocchini o dai cinesi sui marciapiedi ma da navigati commercianti in negozi eleganti e boutique lussuose in cui il cliente europeo è ricevuto e invitato a sedere su eleganti divani e a vedere e toccare la merce sorseggiando il classico tè turco alla mela. Gli europei non desiderano altro che questo: comprare il loro stesso mondo falsificato. Le borse, i portafogli, le cinte, i vestiti, le scarpe, gli orologi, gli occhiali, i profumi non hanno prezzi fissi perché il prezzo è frutto della trattativa e può variare da cliente a cliente (perché ci sono quelli tradizionali e quelli nuovi) ma non scende mai al di sotto di una soglia congrua che di fatto dà dignità al prodotto e al lavoro. Se una Vuitton costa 1500 euro, a Bodrum la compri per 200. I maggiori negozi hanno il sito internet ed esportano il prodotto all’estero. “Anche a Napoli” mi dice il commerciante di Vogue che, sentito il mio accento, si presenta con simpatia: “Io sono un po’ turco e un po’ napoletano: sono un turco napoletano. Le mie borse le mando anche ai clienti napoletani, le spedisco”. E qui non capisco se si riferisce a singoli clienti o a clienti che rivendono sul mercato napoletano e italiano. La cosa non deve stupire: oggi è Bodrum la capitale mondiale del falso. Napoli ha perso il “primato”.

E’ evidente: un sistema industriale e commerciale che gira intorno alla contraffazione non può stare in piedi senza il benestare delle autorità. E questo avviene regolarmente. Compri e porti via e il rigoroso sistema di sicurezza turco  – comandano pur sempre i militari –  controlla tutto ma fa passare il “made in Turchia” che è una rotella importante della crescita di Erdogan. Ma come è possibile che le “case” italiane, francesi, inglesi, come le tre scimmiette, non sappiano, non vedano, non sentano nulla? C’è qualcosa che non torna. Mentre qui tutto torna a meraviglia, compresi i lugubri locali della bella vita notturna. Salti su un aereo a Roma e dopo un’ora e tre quarti  – molti meno rispetto all’attesa per il ritiro bagaglio a Fiumicino –  scendi a Botrum. Il pacchetto “tutto compreso” in un hotel quattro stelle (ma ci sono alberghi lussuosissimi per ricchi europei e la buona borghesia di Istanbul su tutta la baia dell’antica Alicarnasso) costa meno di una settimana a Rimini, nel Salento, a Ischia o in qualsiasi altra parte d’Italia: sei servito e riverito, anche se camerieri e cameriere turche sono un po’ burberi e la tecnologia ti dà un senso di spaesamento. Ma è filosofia ed è un attimo, passa subito. Quando vai via guardi Bodrum in lontananza, gli alberghi tirati su in un nonnulla, la bellezza di un mare color del cielo e pensi che tutto è falso. E forse non sei lontano dal vero.

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