Giancristiano Desiderio

E-Book

In filosofia storia on 29 settembre 2012 at 7:06 am

Il libro non morirà mai. E non perché ci saranno sempre lettori – questi in verità sono sempre meno o, almeno, ci sono sempre più lettori elettronici e virtuali – ma perché il libro è un prodotto perfetto. Nulla lo potrà sostituire, meno che mai i cosiddetti eBook (io stesso ne sono parte: un mio testo è diventato “libro elettronico”). È un’osservazione che è stata fatta tante altre volte, da scrittori e anche da gente più “normale”: una cosa è sfogliare e leggere un libro e ben altra cosa è sfogliare e leggere un “libro elettronico”. È vero: sono sempre più comodi e migliorano a vista d’occhio e contatto di dita, ma sono e saranno pur sempre un’altra cosa. Il fatto stesso che ora il tablet si faccia di tutto per renderlo avvicinabile al “testo scritto” del libro fa capire come il libro sia il modello da imitare, quasi come un’idea platonica che è garanzia delle copie.

Tuttavia, il tablet ha già tanti suoi acquirenti e lettori: sia lettori tradizionali che innovano se stessi e le proprie letture, sia nuovi lettori che non avevano mai pensato di avvicinarsi a un libro e ora, invece, ne hanno uno solo in mano ma che contiene un’intera biblioteca. Soprattutto, il tablet che sostituisce libri e scaffali sarà lo strumento delle nuove generazioni che diventeranno lettrici proprio con il tablet e non con il libro tradizionale. Qui a breve la cosa si capovolgerà: i lettori di libri su tablet giungeranno a scoprire il libro scritto su pagine e pagine come una cosa strana e misteriosa, forse rivoluzionaria, e la vedranno non più come si guarda un ferro vecchio ma come una novità.
Per non perdere lettori, il libro dovrà trasformarsi. Oggi il mercato editoriale, anche e soprattutto per via della grave crisi economica, è in forte calo. I libri, che una volta si vendevano ma non si leggevano, oggi si comprano sempre meno. Ma la loro salvezza, forse, è proprio nel tablet e nell’elettronica. Non nel senso che si dovranno trasformare in eBook, ma nel senso che dovranno essere più belli e comodi. Fateci caso: i libri di un tempo erano più belli. Tutto in loro era più bello: le copertine, la carta, la stampa, i disegni. Oggi tutto è digitale. Anche il libro tradizionale ha già in sé l’elettronica: la stampa digitale. Il risultato è che il libro ha perso la sua unicità. Non è più un prodotto tipografico, ma un oggetto seriale. La tipografia aveva una sua arte: le arti tipografiche. Mentre oggi il grande progresso tecnologico – contro il quale non è proprio il caso di riscoprire anacronistiche forme di luddismo – ha messo da parte l’esperienza tipografica. Ciò che si è guadagnato in tecnica ed efficienza si è perso dal lato del gusto. Ma occorrerà riconsiderare la cosa. Gli editori risaliranno la china quando riusciranno a fare un buon prodotto tipografico a basso costo. Roba da collezionisti più che da lettori? Può darsi. Ma un buon lettore è anche il più delle volte un amante dei suoi libri, un amante geloso.

Un caso particolare e drammatico riguarda i libri di scuola. Un caso talmente particolare che l’editoria scolastica è un mondo a parte. Fateci caso: gli editori dei libri di scuola non sono gli stessi editori dei libri delle librerie. I libri che producono e che vendono, migliaia e migliaia, ma che dico, milioni e milioni ogni anno, si portano dietro qualcosa di ministeriale e burocratico. Sono fatti e pensati sulla base dei programmi ministeriali e devono contenere questo e quest’altro come il Ministero comanda. Naturalmente, si tratta di programmi normalissimi. Ad esempio: il programma della letteratura italiana è quello, quale volete che possa mai essere: si parte con Dante, Petrarca e Boccaccio e si va avanti finché si può, finché non cambia la professoressa, finché non arriva la nuova professoressa che cambia – chissà perché – il libro e allora bisogna ricominciare tutto daccapo. Nuovo libro, nuova edizione, nuova casa editrice. Tutto nuovo, anche il prezzo che nel frattempo è cambiato: è aumentato. I prezzi non scendono mai: salgono sempre.

Se c’è un luogo dove il tablet può avere un senso è a scuola: gli alunni invece d’avere tantissimi libri potrebbero avere un solo tablet con dentro tutti i libri. Il ministro Profumo vorrebbe dare un tablet a ogni insegnante del Sud – non si capisce perché quelli del Nord debbano fare senza – ma sarebbe meglio dare un tablet a ogni alunno. Si può? Gli editori scolastici farebbero sentire subito la loro voce, altro che i precari. Il mercato editoriale scolastico è un mondo sconosciuto che ha incluso in sé le nuove tecnologie: i nuovi libri di testo – si chiamano così perché sono quelli che soltanto fanno testo – hanno una parte tecnologica ossia multimediale sul sito internet della casa editrice. Insomma, gli editori scolastici, anche con il validissimo ausilio del Ministero, si sono cautelati davanti all’avanzare della tecnologia.
Tuttavia, che tristezza sarebbe una scuola senza libri. A quel punto, se tutto si potrà fare con l’elettronica, perché andare a scuola? Non si può fare la telescuola? Ogni alunno potrebbe restare comodamente a casa e collegarsi con i suoi insegnanti. Chi soffre la solitudine e vuole giustamente socializzare può ospitare i “compagni di classe virtuale” a casa propria: un po’ come si faceva un tempo in cui si andava a casa dell’amico con la scusa di fare i compiti insieme. Vabbè, si scherza. Ma neanche poi tanto. Se ci sono le teleconferenze ci saranno le telelezioni (l’insegnante già oggi, con l’idea di scuola che circola, può essere sostituito da un dvd).
La verità è che anche i libri scolastici devono trasformarsi nei libri di una volta: le belle e ruvide antologie. Più piccole, più leggere, più compatte. Senza immagini, solo pagine e scrittura. Quelle antologie di letteratura, per esempio, che senz’altro ci saranno da qualche parte anche a casa vostra: magari in un armadio che non si apre più, oppure in garage o in soffitta. I libri del nonno o della nonna, con dentro un foglietto di quaderno ingiallito e a quadretti. Provate a cercare, senz’altro qualcosa salterà fuori. E quando avrete in mano quel libro di cinquanta o sessant’anni fa, provate ad aprirlo e vedrete come si farà leggere. Poi fate l’operazione inversa: prendete un “libro di testo” e tra figure, schemi, mappe concettuali vi renderete conto che non si capisce mai bene dove e perché si debba leggere. La scuola, purtroppo, è il luogo che ti fa prendere in odio la lettura. Non è un caso che – Invalsi o non Invalsi – i ragazzi e le ragazze, diplomati e diplomate, non sappiano leggere.

Il tablet ha un altro piccolo problema: la biblioteca. Tutti i libri del mondo, tutta la letteratura universale di ogni genere e grado, è contenuta nella memoria elettronica. Addio biblioteca. Certo, si possono sempre mettere uno a fianco all’altro diecimila tablet. Si può fare, come no. Ma sapete il freddo che farà. Il libro è caldo. Una buona libreria vale quanto e più di un buon termosifone. Ti riscalda l’ambiente e ti fa compagnia. E poi la si può lasciare in eredità. È un’idea, questa, che addolcisce la morte. Sempre meglio che lasciare un termosifone. O un tablet.

tratto da Liberalquotidiano.it del 29 settembre 2012

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