Giancristiano Desiderio

La frammentazione e il rimedio

In politica on 31 ottobre 2012 at 5:48 am

Rosario Crocetta ha vinto le elezioni, farà la giunta e governerà. Auguri. Ne ha bisogno visto che il “governo siciliano” non ha il sostegno di una sua maggioranza e governare sarà molto difficile. Giancarlo Cancellieri ha qualificato i grillini “zitelle acide” che non dialogheranno con nessuno, figurarsi se si sposeranno. Lo scenario siciliano ha spaventato i partiti del Continente che nel forte calo dei votanti e nell’ascesa delle “zitelle acide” vedono il rischio della ingovernabilità. Se nel parlamento siciliano non c’è una maggioranza di governo, ma c’è comunque un governo, nel parlamento italiano la situazione potrebbe essere così frammentata da rendere impossibile la creazione di un governo. I partiti siciliani sono tutti ben al di sotto della soglia del 20 per cento e anche se sembra irrealistico immaginare che sul piano nazionale nessun partito vada al di là del 20 per cento, la paura fa comunque 90. Si scherza? Neanche per sogno.

Il pericolo di trovarsi nella prossima primavera con un Parlamento “affettato” costituito da tanti partiti incapaci di generare un governo è molto concreto. I due fenomeni del momento, vale a dire il boom del movimento del comico Grillo e lo sboom del partito di Berlusconi, giocano a favore della confusione parlamentare prossima ventura. La coalizione di centrosinistra, che dovrebbe avere – stando proprio al risultato siciliano – nell’alleanza tra Pd e Udc il suo cuore aggregante può vincere se si avrà il buonsenso di far prevalere gli argomenti comuni piuttosto che i temi che dividono. Ma a sentire Vendola si può essere sicuri che già si è imboccata con decisione la seconda strada che porta fuoristrada. La logica vorrebbe che si scegliessero e formassero alleanze ampie, solide e durature, ma se ci troviamo in questa situazione è anche e proprio perché la logica in politica va come il treno dei desideri di Celentano: all’incontrario. La stessa ascesa del Movimento dei grillini – che è identificato così e semplicemente con l’Antipolitica – è il frutto della insipienza dei partiti che con pervicacia e cecità non sono riusciti a lavorare con senso estetico prima che etico sulla legge elettorale in questo anno e passa in cui il governo Monti ha fatto la sua parte e gli italiani hanno fatto la parte di tutti. Fare calcoli e previsioni è un esercizio probabilmente necessario ma vano. Vale la pena, allora, notare un’altra differenza rispetto al caso della “nazione siciliana”: l’Italia ha un sistema istituzionale che si chiama “repubblica parlamentare”. Il governo, dunque, nasce sempre e comunque in Parlamento non potendo fare a meno della fiducia delle Camere o almeno di una delle due. Sì, certo, già questo argomento è uno scenario sconvolgente che si evoca solo per porvi rimedio prima che sia troppo tardi. Tuttavia, va pur preso in considerazione che da una eventuale frammentazione partitica e parlamentare potrebbe nascere un governo con alleanze post-elettorali. In fondo, la maggioranza che sostiene ora, con buoni risultati amministrativi, il governo Monti non è forse un’alleanza post-elettorale?

Le cose da fare ora sembrano essere soprattutto due: legge elettorale e alleanze. Non sciogliere questi due nodi e continuare ad andare alla deriva significa suicidarsi e condannare il Paese ad essere una nave in gran tempesta senza nocchiero. Da un lato la legge elettorale per ridare la dignità del valore del voto ai cittadini e dall’altro le alleanze di qua e di là per dare stabilità al sistema politico e istituzionale sono le due carte che la “strana maggioranza” di Monti ha in mano. Non giocarle sarebbe peggio di un crimine. Ma la carta più importante è soprattutto quella di non far saltare i ponti dietro le proprie spalle. Il ponte più importante si chiama governo Monti. Soltanto dei folli, privi di senso dello Stato e animati da uno smodato sentimento partitico, potrebbero negare per principio e per scopi di propaganda la possibilità di un nuovo governo Monti sostenuto da un’ampia maggioranza.

tratto da Liberalquotidiano.it del 31 ottobre 2012

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