Giancristiano Desiderio

Lo stile Monti

In politica on 21 dicembre 2012 at 7:01 am

Il governo Monti è stato definito – e la definizione è nata ancor prima della cosa, come a dire che si sapeva ciò che serviva – “governo di responsabilità” o, con la formula più grande ed estesa alla “strana maggioranza” parlamentare, “governo di responsabilità nazionale”. Ora, come possiamo anche solo immaginare che con la prossima legislatura ci sarà un governo senza responsabilità? I sacrifici fatti dagli italiani meritano serietà e serietà significa proseguire il lavoro svolto fin qui dal governo Monti. In queste due ultime settimane abbiamo assistito ad un ritorno al passato in cui non solo i dinosauri si sono risvegliati e hanno ripreso a brontolare, ma abbiamo visto anche ripresentarsi forme di lotta politica del tempo del “bipolarismo bellico” che se si affermassero ricaccerebbero lo Stato in uno stato confusionale e i conti pubblici sull’orlo della bancarotta mentre il Paese sarebbe ridotto al ruolo di impotente e attonito spettatore.

Il fumo populista avvolgerebbe in una nuvola demagogica l’intero Paese e ritornerebbero a farla da padrone i due opposti estremismi del berlusconismo e dell’antiberlusconismo, che sono tanto esasperanti quanto inconcludenti. L’Italia, che ha recuperato terreno nella considerazione internazionale ma che ancora tanto tempo perduto ha da recuperare, non solo non può permettersi di cadere nell’immobile passato ma non deve neanche aver paura di ricadervi. Deve guardare avanti con fiducia sapendo che solo se si punta sulla serietà mostrata dal governo Monti si potrà ritornare al lavoro usato con soddisfazione e attiva onestà.

Quale sarà il destino di Mario Monti lo sapremo a breve. Quali e quante saranno le liste che si rifaranno al suo nome e alla sua esperienza, anche. È questione di ore e di giorni. Il presidente del Consiglio anche in questo dimostra di essere serio e d’esser fatto di altra pasta rispetto a colui che più volte ha chiamato “il mio predecessore”. Fin da ora, però, si può dire che ciò che ancora una volta conta è lo stile. Monti è importante, forse decisivo ma ciò che è necessario è soprattutto lo “stile Monti”. Lo si è chiamato più volte “tecnico”. In realtà, in un governo di tecnici, Mario Monti ha dimostrato fin dal primo momento di essere un politico e un buon politico. Il suo “predecessore” pensava che “nulla ha più successo dell’eccesso”: il suo mezzo e il suo fine era la “meraviglia” di messer Marino. Il professore lombardo, invece, ritiene che – forse con Carlo V, esageriamo un po’ con il paragone – «la moderazione è sempre la tattica preferibile, migliore». Monti è altra cosa dal suo “predecessore”: il suo essere è diverso perché non tende all’apparire ma all’essere-reale. Ma Monti è cosa diversa anche nelle parole, nell’eloquio, nei discorsi. Il suo discorso non è fatto di frasi fatte ma di frasi articolate, non porta avanti slogan ma concetti, non propone promesse ma argomenti. Non pensa che il torto stia da una parte e la ragione dall’altra. Persino l’ironia, che non faceva difetto al “predecessore”, è diversa: stupefacente nel Cavaliere, stimolante nel Professore. L’ironia del primo copriva, l’ironia del secondo scopre. Al di là delle differenze umane, però, ciò che conta realmente sono le differenze politiche. Una su tutte: dire la verità.

In politica il discorso sulla verità è complicato e ambiguo. L’obiettivo di un buon governo non è la verità ma l’utilità, cioè il buongoverno. Se la bugia dovesse essere utile vi si può far ricorso. Ma ciò che un governo non può fare è ingannare se stesso sullo stato delle cose. Per un Paese non c’è governo più pericoloso di quello che inganno se stesso. Se ripercorriamo la storia dell’ultimo governo Berlusconi e, più in grande, la storia della Seconda repubblica vi possiamo trovare un classico esempio di auto-inganno in cui i governi invece di ricavare lezioni dalla realtà preferivano ignorarla e camuffarla con le loro promesse e illusioni. Così di promessa in promessa e di illusione in illusione la realtà è scomparsa dalla vista del governo ma non dalla realtà e dalla vista degli altri governi. E siccome una cosa non vista non è una cosa inesistente, ecco che la realtà ha servito il conto. Non è un caso che il primo compito del governo Monti sia stato proprio quello di prendere atto della verità cominciando a dire la verità agli italiani. Uscire da questa strada e far ritorno ora al mondo delle fantasie, delle illusioni, dei miti, della retorica, delle ideologie, alle appartenenze politico-tribali significa imboccare nuovamente la strada dei “governi irresponsabili” che non hanno un programma basato sulla realtà, che non hanno uno stile serio, che non possono puntare su un presidente del Consiglio autorevole. Proprio ieri Mario Monti ha pronunciato parole di verità richiamando il Paese sulla necessità di affrontare i nodi irrisolti degli ultimi venti anni in modo più incisivo di quanto non sia stato possibile fare nell’ultimo anno in cui pur i conti pubblici sono stati messi temporaneamente in sicurezza.

Lo stile Monti è questo: verità, serietà, responsabilità. Senza proporre miracoli, ma lavoro. Senza fare promesse, ma impegno. Uno stile che non muterà in campagna elettorale ma che, al contrario, sarà confermato. Infatti, anche questa è una caratteristica della Seconda repubblica che va abbandonata alle ortiche: l’idea che la campagna elettorale sia un mondo politico a parte buono per la gara dei contaballe. In un Paese minimamente serio una campagna elettorale non è un carnevale ma un metodo per provare a chiarirsi le idee sullo stato reale delle cose.

tratto da Liberalquotidiano.it del 21 dicembre 2012

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