Giancristiano Desiderio

Il cacciatore e la volpe

In politica on 11 marzo 2013 at 3:54 pm

Beppe Grillo è un ex comico ma c’è poco da ridere. Pier Luigi Bersani è quasi un ex segretario di partito e c’è molto da piangere. Nel Pd, dopo la non-vittoria, hanno pensato bene di continuare a perdere facendo una corte disperata al movimento 5 stelle. Grillo da subito ha definito Bersani una zombie e nel Pd hanno preso gusto a farsi del male. Sono scesi in campo anche i soliti intellettuali che nel loro appello a Grillo gli hanno rubato la parte comica mentre l’ex cabarettista si è trasformato in politico a tutto tondo. Politico estremo, magari, ma pur sempre politico. Extra-parlamentare  – Grillo non era candidato e non sarà presente in Parlamento –  eppur politico. Forse, politico proprio perché extra-parlamentare. Il punto è proprio qui. Infatti, più Bersani e il Pd chiedono responsabilità e sognano il governo e più Grillo e Casaleggio si sottraggono ad ogni coinvolgimento. I grillini rifiutandosi di dare risposte positive e responsabili si mostrano quasi come una forza anti-parlamentare. Ma se le cose stanno così, perché Bersani come un bambino capriccioso insiste nel chiedere ciò che non potrà avere?

Gli otto punti di Bersani sono acchiappa-nuvole. I grillini si preparano a chiedere al presidente Napolitano di voler fare un governo del movimento 5 stelle. A questo punto Bersani, applicando fino alle estreme conseguenze la sua logica dissennata, può rivolgersi a Grillo dicendogli: “Il Pd per fare il governo adotta solo ed esclusivamente il tuo programma”. A questo punto Grillo potrebbe ancora dire no? Al mio paese c’è un detto popolare che è fin troppo calzante. Recita così: “Chi è più fesso, la volpe o chi la prende?”. Già, perché la volpe, una volta catturata, non serve proprio a nulla. E così vale per Grillo. Anzi, nel caso di Grillo le cose stanno anche peggio perché una volta preso nella rete, le parti come in un famoso mito si invertono: il cacciatore diventa la preda e la preda il cacciatore. Il programma di Grillo è fin troppo chiaro: “Mandiamoli tutti a casa”. Dunque, se il Pd nella sua cecità continua a fare proposte di governo a Grillo, significa che i “giovani turchi” non hanno capito nulla di cosa sia il movimento 5 stelle. Se, come i fatti dimostrano, non hanno capito nulla, hanno una sola possibilità: farsi spiegare da Renzi come stanno le cose.

C’è stato un tempo in cui, molto tempo fa, Massimo D’Alema definì il suo partito  – era ancora Pds –  alla maniera francese: “Una forza tranquilla”. Una forza politica è “tranquilla” quando è tale non solo sotto il profilo del carattere della sua dirigenza, ma anche e soprattutto perché in se stessa rappresenta una forza nazionale capace di identificare il suo interesse di parte con la difesa degli interessi nazionali. Purtroppo, il Pd sta dimostrando di essere una “forza agitata”: si dimena, ha le convulsioni, è in palese stato confusionale. Lo ha capito perfino Angelino Alfano che al cospetto di Bersani sta facendo la figura del piccolo gigante. Il problema che ha davanti il Pd non si risolve con la lista della lavandaia, con un programma di governo senza governo. Si risolve o, ancor meglio, si affronta con un governo di unità nazionale che prenda atto del fallimento storico della Seconda repubblica e vi ponga mano con fermezza e serietà nell’esclusivo interesse delle istituzioni e dell’Italia nel contesto internazionale ed europeo. Questa è l’unica strada seriamente pericolosa da percorrere. Il resto sono capricci immorali.

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