Giancristiano Desiderio

Archive for the ‘politica’ Category

L’inutilità del prefetto

In politica on 28 dicembre 2013 at 3:42 pm

I prefetti e le prefetture non servono a niente ma in Italia nulla è più tutelato di ciò che non serve. Luigi Einaudi diceva (e scriveva): Via il prefetto. Il governo Letta li promuove e moltiplica. Mentre abolisce (forse) le Province, aumenta il numero dei prefetti che sono giusto il doppio delle Province: 207. Una volta il prefetto  – che è una creatura napoleonica che trasforma la precedente figura governativa del potere assoluto: l’intendente –  serviva a qualcosa ma oggi non ha più i poteri di una volta, non ha responsabilità, né precise competenze. Non serve a niente. Pura burocrazia. Bella statuina. Quindi? Va conservata. Addirittura aumentata. La burocrazia fine a se stessa è l’unica cosa che non muore mai. In Italia ogni governo che passa lascia la sua eredità di enti, sottoenti, uffici, direzioni, dirigenti la cui resistenza all’estinzione è inversamente proporzionale alla loro utilità. La burocrazia è come Attila: dove passa non cresce più l’erba. Solo erbacce.

Teodoro Klitsche de la Grange ha pubblicato il saggio Funzionarismo (edito da Liberilibri) e ne consiglio vivamente la lettura. Il computer mi sottolinea in rosso la parola “funzionarismo” e ha ragione perché la parola non esiste neanche nel vocabolario. Ma, come notavano Tacito e Hobbes, è un trucco del potere nascondere perfino le parole con cui è indicato. Il funzionarismo indica il potere della burocrazia e soprattutto di un potere illegittimo che cresce su se stesso a danno dei servizi e delle libertà. La organizzazione burocratica fa parte dello Stato moderno ma ne è più un effetto collaterale che una stringente necessità. In uno Stato moderno, figlio della borghesia attiva, si sa che la burocrazia è un pericolo per lo stesso Stato e se ne fa un uso moderato e strettamente necessario. La burocrazia è utile ed efficiente solo se è poca, agile, contenuta. Quando aumenta, s’ingrossa, avanza è dannosa. La burocrazia, in fondo, altro non è che un “aiuto”  – e i burocrati dovrebbero essere proprio questo: aiutanti, come li chiamava Miglio –  ma in Italia è l’esatto opposto: sono i cittadini utili alla burocrazia. Nessuno lo ha detto meglio, forse, di Giustino Fortunato: “Proporzionalmente così alla popolazione come ai pubblici servizi, lo Stato italiano annovera il maggior numero d’impiegati, specialmente di quelli che hanno mansioni esecutive, triste espressione del nesso indissolubile che è in Italia fra il proletariato intellettuale e il funzionarismo, due escrescenze parassitarie di un organismo debole e malato”.

Quando aumenta il potere illegittimo della burocrazia diminuisce l’autorità dello Stato. Politici e burocrati si spalleggiano e sostengono scambievolmente. La difesa corporativa della burocrazia da parte della politica esprime la forza della burocrazia e la debolezza della politica. E’ cosa molto rara imbattersi in un politico e in un burocrate che conoscano lo Stato e le deviazioni della sua “macchina”: al contrario, politici e burocrati lavorano nei loro rispettivi interessi per aumentare sempre più il potere “della macchina per la macchina”, come si esprimeva proprio Fortunato. La burocrazia è idiota per sua stessa natura. riproduce sempre se stessa e se non la si ferma e governa aumenta il suo potere. Ogni ufficio vuole diventare un ministero. Ciò che interessa alla burocrazia non è il servizio o la soluzione del problema ma la sua esistenza in vita. Ma la vita della burocrazia è la morte della società. L’unica consolazione è che il potere burocratico essendo sterile  – è una sanguisuga –  non dura. Il socialismo reale è stato storicamente l’esempio maggiore di crescita ed espansione del potere burocratico ed è durato poco più di settant’anni. L’Italia è il Paese più amministrato del mondo e proprio per questo motivo è il Paese peggio amministrato al mondo. Qui abbondano impiegati di tutti i livelli e sottolivelli, dirigenti di ogni specie e ognuno è a capo di un ufficio, di una sezione, di un’agenzia distaccata e di una subagenzia. Le Province sono state abolite nella loro parte politica ma resta in piedi quella burocratica: una sorta di auto-negazione o auto-castrazione. La burocrazia è invincibile. Peggio del cancro. Sappiamo che si devono abolire le Regioni. Ma cos’è che non lo permette? La burocrazia. L’aumento (apparentemente) inarrestabile della burocrazia è una delle cause del declino italiano. Il solo comune di Roma ha più impiegati di New York. Siamo il Paese in cui la burocrazia è stata innalzata a visione e stile di vita. In Italia la burocrazia non è un modo per amministrare il Paese ma il Paese è un modo per amministrare la burocrazia: non serve, ma è servita.

La peggiore classe dirigente di Benevento

In politica on 9 dicembre 2013 at 5:47 pm

In Italia ha vinto Renzi, a Benevento Cuperlo. Il sindaco di Firenze ha detto che non è finita la sinistra ma la peggiore classe dirigente degli ultimi trent’anni. A Benevento le due cose coincidono: sinistra e classe dirigente sono la stessa cosa. La peggiore classe dirigente della sinistra governa male, molto male a Benevento e dintorni da tempo con il peggior sindaco della sua storia. L’affermazione di Cuperlo è il segno concreto della presa del potere di un gruppo dirigente che ha fatto della conquista del partito il suo strumento prediletto e privilegiato per il mantenimento del suo potere inutile. Una classe dirigente che ha contro di sé un malcontento diffuso che, però, non si è espresso se non limitatamente a favore di Renzi perché in fondo è esso stesso figlio di una cultura di sinistra vecchia, stanca, partitica. A Benevento i riformisti, che non sono riformatori, sono andati al governo mentre un’altra sinistra è rimasta alla finestra ad abbaiare alla luna con le solite sterili ma costosissime litanie socialiste, stataliste, confusionarie e anche democristiane. Ecco perché Renzi a Benevento non ha vinto. Leggi il seguito di questo post »

La scuola conformista

In politica on 27 novembre 2013 at 10:13 am

Con i primi freddi arrivano anche le stagionali occupazioni delle scuole. Da Napoli a Caserta passando per gli istituti dei paesi delle province, gli alunni e le alunne si organizzano, si passano la voce e occupano aule e corridoi. Sono cinquant’anni che questa abitudine, in varie forme, si ripete. E mezzo secolo è un tempo lungo, molto lungo sia per una democrazia sia per un sistema scolastico. In cinquant’anni, ossia il tempo di almeno tre generazioni, tante cose possono cambiare e sono cambiate. Ma la scuola, pur con tutte le teorie e gli slogan delle riforme possibili e impossibili, non cambia mai e ripete in modo sempre più stanco lo stucchevole rito conformista delle occupazioni che sono diventate il senso stesso della scuola: infatti, più la scuola è occupata e più è disoccupata, più è piena e più è vuota, più è statale e più è privata. Guardiamo in faccia la realtà.

I ragazzi occupano le scuole perché così si è sempre fatto. L’occupazione è una vacanza anticipata delle vacanze di Natale. I motivi per cui si occupa sono tradizionali: no alla scuola privata, sì alla scuola pubblica, niente tagli. Idee, come si vede, molto generiche che vanno bene per ogni generazione che senza studiare vuole difendere il diritto allo studio. Gli insegnanti sono disorientati e non sanno che pesci prendere perché le cose che ripetono gli studenti sono le stesse che ripetono loro in assemblee sindacali e in cortei su viale Trastevere a Roma. Eppure, basterebbe anche solo soffermarsi sulla cronaca per intuire che, ad esempio, dire “no ai tagli” mentre il debito pubblico è ben oltre il 120 per cento del Pil è un controsenso. Inoltre, non è per nulla vero che in Europa si investe nella scuola e in Italia no: è vero, invece, che da noi, per quello che è il sistema scolastico, si spende di più ma male. Quanto poi al trito e ritrito dibattito sulla scuola “privata” e “pubblica” nessun insegnante è in grado di pronunciare parole vere ai propri studenti e dire che la scuola è pubblica per definizione e, soprattutto, che il problema italiano non è quello di statalizzare il privato ma quello di liberalizzare il sistema scolastico con investimenti dei privati, delle famiglie, della società che si organizza, degli enti locali per sostenere un diritto allo studio che invece la sola gestione statale della scuola non è più capace di garantire.

Ieri mattina, alle ore 8, avevo di questi pensieri in testa mentre, seduto alla cattedra leggevo un brano di Giovanni Gentile sulla scuola e i ragazzi con la loro bella e sfacciata gioventù gridando e cantando  – ci mancava solo che cantassero Giovinezza o Bella ciao –  si appropriavano del liceo Manzoni di Caserta. Alcune ragazze sono entrate in classe per la lezione, ma la maggioranza è rimasta nei corridoi per la “autogestione”. Ho chiesto: “Quali sono i motivi dell’occupazione?”. Un’alunna mi ha risposto: “Boh, non lo sanno neanche loro. Dicono i tagli, la scuola pubblica e la Terra dei fuochi. La verità è che così non fanno niente”. Proprio come l’anno scorso, come dieci, venti anni fa, come l’anno che verrà.

tratto dal Corriere del Mezzogiorno del 27 novembre 2013

Siamo tutti sgarrupati

In politica on 20 novembre 2013 at 12:01 pm

Siamo tutti sgarrupati. La parola “sgarrupato” è entrata nell’uso comune, nel linguaggio giornalistico e nella lingua letteraria con il bestseller Io speriamo che me la cavo di Marcello D’Orta. Ci sono parole che ci aiutano a capire i fatti e perfino noi stessi. Ci sono uomini che ci aiutano a comprendere i fatti prim’ancora che i fatti accadano o siano chiari ai più. Il libro del maestro della scuola di Arzano ha ieri anticipato la comprensione di ciò che siamo oggi. Siamo tutti sgarrupati. Una delle alunne del maestro  – Antonella Schioppa –  ha raccontato che Marcello D’Orta faceva leggere ai suoi bambini i temi in classe e registrava la lettura. Molti anni dopo a casa del maestro Antonella ha potuto riascoltare la sua voce da bambina mentre leggeva in classe. Il maestro conservava tutto: i compiti, le voci, i regali dei bambini. Leggi il seguito di questo post »

Bentornata Forza Italia

In politica on 19 novembre 2013 at 7:03 pm

Il migliore di tutti, nel bene e nel male, è Silvio Berlusconi. Gli piace molto la figa  – parola sdoganata dalla ministra Nunzia De Girolamo –   e il suo edonismo è garanzia di umanità. Molto gli sarà perdonato perché molto ha peccato e ancor di più è stato perseguitato. Di lui resterà essenzialmente questo, lo si voglia o no: un caso politico-giudiziario lungo venti anni che ancora dura. Ma degli altri cosa resterà? Sono tutti fantasmi e non lo sanno. Sia i falchi sia le colombe sia i falchetti sia le colombine e i pulcinella. La rinascita di Forza Italia ha trasformato tutto in una commedia. E’ sempre vero il detto di Marx: la prima volta è una tragedia, la seconda una farsa. La farsa di queste ore sembra un canovaccio di Scarpetta. Leggi il seguito di questo post »

La condizione insicura

In politica on 18 novembre 2013 at 2:32 pm

Lo Stato serve prima di tutto a garantire sicurezza. In Campania è l’opposto: garantisce insicurezza. Tutto è massimamente insicuro: la vita, la circolazione, la notte, la terra, l’acqua, l’aria. Il primo fallimento dello Stato  – dove la parola Stato va sostituita con: governo, partiti, magistratura, polizia, carabinieri, enti locali –  è avvenuto, da moltissimo tempo, sul controllo del territorio. E’ così vano il controllo del territorio da parte dello Stato che la stessa terra è diventata insicura e minacciosa. Ora nella cosiddetta Terra dei fuochi  – che una volta era la Campania felix –  si vuole l’esercito per ripristinare ordine. Siamo sempre in piena emergenza. Ma per sapere che nell’hinterland napoletano-casertano tutto è fuori controllo basta farsi un giro in automobile per avere a pelle la sensazione di trovarsi in una condizione di pericolo. Come se si fosse in uno Stato sudamericano. La condizione naturale di quell’area è l’insicurezza. Leggi il seguito di questo post »

Gli sfascisti

In politica on 16 novembre 2013 at 4:04 pm

 

I partiti italiani  – chiamiamoli così –  si sfasciano. Uno dopo l’altro. A destra e a sinistra. Si autodistruggono sotto il peso storico dei loro fallimenti. Il Pdl non c’è più. Ei fu. E’ diventato la sigla funebre di una coalizione che dovrebbe raggruppare i vari fantasmi del fu centrodestra. Forza Italia contraddice il suo stesso nome: rinasce per sfasciare. Prima di tutto il governo se solo ne avesse i numeri per farlo. I “ministeriali”  – i “traditori” di Forza Italia come li chiama amichevolmente la Pitonessa –  danno vita a nuovi gruppi parlamentari ma dichiarano la propria amicizia politica e personale a Berlusconi. Angelino è quello che al tempo del parricidio tentato ma  fallito disse di sé: “Sono diversamente berlusconiano”. Ma sempre berlusconiano è. Non riesce ad essere nient’altro. Non riesce a creare un’altra forza politica. Non vorrebbe sfasciare ma non è in grado di dare vera e reale forza al governo. In niente. Né sulla giustizia, né sulle tasse, né sulla legge elettorale. Non riuscire a far niente non è un problema. Ma se sei al governo lo è. Leggi il seguito di questo post »

Il cacciatore e la volpe

In politica on 11 marzo 2013 at 3:54 pm

Beppe Grillo è un ex comico ma c’è poco da ridere. Pier Luigi Bersani è quasi un ex segretario di partito e c’è molto da piangere. Nel Pd, dopo la non-vittoria, hanno pensato bene di continuare a perdere facendo una corte disperata al movimento 5 stelle. Grillo da subito ha definito Bersani una zombie e nel Pd hanno preso gusto a farsi del male. Sono scesi in campo anche i soliti intellettuali che nel loro appello a Grillo gli hanno rubato la parte comica mentre l’ex cabarettista si è trasformato in politico a tutto tondo. Politico estremo, magari, ma pur sempre politico. Extra-parlamentare  – Grillo non era candidato e non sarà presente in Parlamento –  eppur politico. Forse, politico proprio perché extra-parlamentare. Il punto è proprio qui. Infatti, più Bersani e il Pd chiedono responsabilità e sognano il governo e più Grillo e Casaleggio si sottraggono ad ogni coinvolgimento. I grillini rifiutandosi di dare risposte positive e responsabili si mostrano quasi come una forza anti-parlamentare. Ma se le cose stanno così, perché Bersani come un bambino capriccioso insiste nel chiedere ciò che non potrà avere? Leggi il seguito di questo post »

La comicità di partito

In politica on 10 marzo 2013 at 3:21 pm

Dalla sinistra italiana non si finisce mai di imparare. Avevano la vittoria in tasca e hanno perso. Siccome non sanno vincere, non sanno neanche perdere. Così il giorno dopo la sconfitta in cui sono arrivati primi, invece di mettersi al servizio dello Stato e del Paese hanno iniziato a fare grandi manovre per cercare di convincere Grillo, che fino a quel momento era un fascista, a dar loro una mano per formare un governo e tenerne fuori Berlusconi e il Pdl con i quali non vogliono avere nulla a che fare e men che meno governare anche se con Berlusconi e il Pdl hanno formato la “strana maggioranza” che ha sorretto Monti che non a caso è ancora al suo posto mentre tutti lo volevano mandar via dopo averlo votato e chiestogli di salvare l’Italia dal “greco mar”. Leggi il seguito di questo post »

Io sono un superstite

In politica on 10 marzo 2013 at 8:30 am

Io sono un superstite. Con me è superstite anche gran parte di voi che leggete. Apparteniamo ad un’altra epoca. Non voglio fare l’apocalittico. Ma se il movimento di Beppe Grillo è diventato il primo partito italiano vuol dire che il mondo politico della cosiddetta Seconda repubblica è finito. Molti sono già scomparsi. Sono nomi significativi perché impersonavano simboli e tradizioni. Antonio Di Pietro, ad esempio, che è uno degli affossatori della Prima repubblica. Con lui Gianfranco Fini e tutta la destra. Non era mai accaduto che non ci fosse una “cosa” chiamata destra, nemmeno nel dopoguerra. Oggi la destra è estinta. Amen. La sinistra segue a ruota. De profundis. Leggi il seguito di questo post »